Paolo De Ioanna – 21 luglio 2014

(…)

La discussione critica ed attiva sulla funzione cruciale degli investimenti pubblici, nazionali ed europei, nelle reti, nelle infrastrutture e nella innovazione, che … creano le condizioni della crescita deve superare le secche di una discussione sterile tra austerità e rigore; si tratta di scorporare dal patto di stabilità gli investimenti certificati da una valutazione comunitaria: opportunamente supportati da scelte democratiche dei parlamenti e da analisi tecniche di burocrazie che sanno a chi rispondono. A meno che si desideri la prevalenza di burocrazie tecniche indipendenti sulle scelte democratiche.

(…)

L’intero articolo su:

La Repubblica, Affari &Finanza, pag. 1 - “Divergenze europee il paradosso della razionalità – Errori della tecnocrazia chance per la democrazia”- Paolo de Ioanna – 21 luglio 2014

http://www.liberiamoci.org/uploads/news/rassegna/4225828.pdf

 

Francesco Saraceno – 23 luglio 2014

(…)

… il tema dell’investimento pubblico sembra tornato d’attualità. Come sostenuto da Larry Summers, i tassi di interesse ai minimi storici rendono il rendimento atteso degli investimenti in infrastrutture per gli Stati Uniti particolarmente elevato. Questo è ancora più vero per la zona euro, che ha un debito inferiore ( 94% del Pil). Idealmente si dovrebbe avviare un vasto piano di investimenti pubblici a livello europeo, per esempio in progetti di transizione energetica, finanziati da debito comune. Questo non accadrà… per l’opposizione della Germania … E’ difficile immaginare che un programma di investimento pubblico della dimensione necessaria alla ripresa possa essere messo in cantiere senza uno strappo politico e istituzionale. I due paesi che hanno rilanciato il tema dell’investimento, Francia e Italia, dovrebbero accogliere quanti più paesi possibile e  annunciare che le prossime leggi di stabilità conterranno progetti di investimento pubblico coordinati e significativi (dell’ordine  dell’ 1-2% del Pil) , in settori strategici… Se si riuscisse a federare un numero sufficiente di paesi attorno a questa iniziativa, l’inevitabile sforamento dei vincoli  di bilancio pubblico non sarebbe percepito come una furbata, ma come un estremo tentativo di sfuggire alla spirale deflazionistica che strangola l’Europa.In quanto tale, lo strappo sarebbe politicamente difficile da sanzionare da parte della Commissione.

(…)

L’intero articolo su:

Il Sole 24 Ore, pag. 19 – Un piano europeo di investimenti pubblici- 23 luglio 2014

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-07-23/un-piano-europeo-investimenti-pubblici-063920.shtml

 

 

 

GAZA STRIP

Opinioni & Idee Commenti disabilitati
lug 182014


L’abbattimento … di un aereo della Malaysia Airlines … riporta d’improvviso l’attenzione su un conflitto che si stava nascondendo dietro una routine quasi burocratica …

(…)

Oscurato dall’acutizzarsi della crisi di Gaza …    Oscurato dai litigi sulle nomine del nuovo vertice dell’ Unione europea, dal declino domestico di Obama e perfino dalla vittoria della Germania nei mondiali di calcio.

Eppure i morti continuavano a essere a centinaia nelle file dell’esercito regolare ucraino e di quello irregolare russo.

(…)

Ora è molto difficile- come lo fu a lungo nei Balcani- stabilire chi è il carnefice nel rimpallo di accuse tra ucraini fedeli a Kiev e ucraini fedeli a Mosca.

(…)

Quale che sia  la verità, una cosa è certa. La diplomazia internazionale non potrà continuare a considerare la guerra russo-ucraina , come il solito “business” che non la riguarda di fronte a 295 morti e ( secondo le fonti dei separatisti russi sul posto) tanti corpi di bambini sparsi nei verdi campi dei “minatori”.

(…)

Di fronte questa Srebrenica aerea … l’Occidente deve prendere un’iniziativa … Ma chi può farlo? Gli Stati Uniti sempre più ripiegati su se stessi … ? L’Unione europea, così impegnata a litigare su come distribuire le poltrone  della Commissione e gli incarichi per l’Alta (?) autorità per la politica estera ?

(…)

L’intero articolo su:

la Repubblica, pag.29 – Sulla trincea d’Europa – 18 luglio 2014


«Renzi in cambio del voto a Juncker ottenga la modifica dei Trattati: solo escludendo dal Patto il cofinanziamento italiano ai programmi Ue potrà varare investimenti, rilanciare l’occupazione e uscire dalla crisi. Sarebbe quello il vero Jobs Act». Il consiglio arriva da Andrea Del Monaco, esperto di fondi strutturali europei, già consulente del secondo governo Prodi.

 

(…)

Renzi ha dichiarato che «il mancato uso dei fondi europei grida vendetta».
«Renzi sia coerente. E usi bene i programmi 2007-2013 che il suo governo gestisce con Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Sono 4,9 miliardi di programmi cofinanziati nelle regioni convergenza da spendere entro il prossimo anno».

Può farci alcuni esempi di dotazioni da spendere entro il 2015?
«Il ministro Giannini ha 1.684,5 milioni del Pon Ricerca e Competitività: potrebbe far tornare i ricercatori meridionali fuggiti all’estero e bloccare la fuga di quelli che continuano ad andarsene. Lupi ha 1.134,5 milioni del Pon Reti e Mobilità: potrebbe estendere l’alta velocità fino a Lecce o concludere la Salerno-Reggio Calabria. Franceschini ha 381 milioni del Pon Attrattori Culturali: potrebbe pagare la conservazione di Pompei. Galletti ha 479,4 milioni per le Rinnovabili. Sempre la Giannini ha 710 milioni dei due Pon Istruzione: potrebbe riqualificare gli edifici scolastici. Alfano ha 325,6 milioni del Pon Sicurezza: potrebbe digitalizzare gli atti giudiziari di tutte le Procure».

Cosa dovrebbe fare Renzi?
«Ciò che chiede la Ue. Il 10 marzo la Commissione in 45 pagine di Osservazioni ha sollecitato una “procedura di verifica” del personale delle autorità di gestione dei fondi Ue. Lo abbiamo fatto? No, le raccomandazioni Ue del 2 giugno ci riprendono su questo. Da qui occorre partire per recuperare credibilità».

L’intera intervista su:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/ci-sono-26-miliardi-fondi-ue-governo-non-sa-spenderli-1038334.html

 


“Juncker ha concesso il massimo possibile. Ha richiamato le regole di bilancio perché formalmente non poteva fare altrimenti, ma ha dato una serie di sostanziali aperture perché l’Europa sostenga la crescita” Nouriel Roubini si associa a quanti giudicano favorevolmente il discorso del neo-presidente della commissione Ue.

(…)

“Con il governo italiano si è aperto un gioco di equilibri: tu, dice Juncker, vai avanti con le riforme, io ti darò una flessibilità condizionata e attentamente misurata. Noi, ribatte renzi, ti appoggiamo ma stai  attento a darcela  sul serio, questa  flessibilità.

(…)

“… Comunque Juncker è stato esplicito su  quattro punti ”

Quali ?

“Primo: i salari minimi europei … per mettre uno stop alla caduta dell’inflazione …

Secondo: i Paesi che stanno facendo uno sforzo di riforma devono ricevere incentivi finanziari …

Terzo: i 300 miliardi di piano sono davvero un grosso impegno, specie se si guarda ai settori d’investimento come l’energia…

Quarto: non affamiamo i Paesi, attenzione all’impatto sociale dei  salvataggi”

(…)

L’intera intervista su:

la Repubblica, pag. 5 – “C’è un patto implicito tra Jean- Claude e Renzi più riforme più flessibilità” – 16 luglio 2014

 

(…)

Siamo un Paese alla rovescia: chi insinua dubbi sulla legittimazione degli oppositori o è membro di un’alleanza di governo che nessun cittadino ha votato o di un Parlamento fortemente sospettato di legittimità dalla sentenza della Consulta sul Porcellum.
È una vecchia tecnica: invece di discutere le tesi dell’interlocutore, lo si delegittima. Mi spiace perché la famosa lettera dei professoroni aveva messo in modo un meccanismo virtuoso, di iniziative parlamentari che andavano verso un processo riformatore, che non era in contrasto con la democrazia. Invece chi sostiene un’idea di riforma non brutale e semplificata, viene apostrofato come gufo o rosicone. Alla peggio lo si accusa di voler salvare lo stipendio.

(…)

L’intera intervista su :

http://www.libertaegiustizia.it/2014/07/15/avremo-un-governo-padrone-del-sistema-costituzionale/

SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XVII LEGISLATURA —— 277a
SEDUTA PUBBLICA     RESOCONTO STENOGRAFICO

LUNEDÌ 14 LUGLIO 2014

_________________

Presidenza del presidente GRASSO,

indi della vice presidente FEDELI

RESOCONTO STENOGRAFICO

 

PRESIDENTE.La seduta è aperta (ore 11,04).

… omissis…

Discussione dei disegni di legge costituzionale:

(1429), (7) CALDEROLI , (12) CALDEROLI. – (35) ZELLER ed altri. – (67) ZANDA. – (68) ZANDA. – (125) LANZILLOTTA ed altri. – (127) LANZILLOTTA ed altri. – (143) DIVINA. – (196) ALBERTI CASELLATI ed altri. – (238) RUTA. – (253) D’AMBROSIO LETTIERI. – (261) FINOCCHIARO ed altri. – (279) COMPAGNA ed altri. – (305) DE POLI. – (332) COMAROLI ed altri. – (339) DE POLI. – (414) STUCCHI. – (436) RIZZOTTI. – (543) INIZIATIVA POPOLARE. – (574) ZANETTIN ed altri. – (702) BLUNDO ed altri. – (732) TAVERNA ed altri. – (736) STUCCHI. – (737) STUCCHI. – (877) BUEMI ed altri. – (878) BUEMI ed altri. – (879) BUEMI ed altri. – (907) CIOFFI ed altri. – (1038) CONSIGLIO. – (1057) D’AMBROSIO LETTIERI ed altri. – (1193) CANDIANI ed altri. – (1195) CALDEROLI ed altri. – (1264) SACCONI ed altri. – (1265) AUGELLO ed altri. – (1273) MICHELONI. – (1274) MICHELONI. – (1280) BUEMI ed altri. – (1281) DE POLI. (1355) CAMPANELLA ed altri. (1368) BARANI ed altri. pubblica (1392) BUEMI ed altri. (1395) BATTISTA ed altri. – (1397) TOCCI e CORSINI. (1406) SACCONI ed altri. (1408) SONEGO ed altri.

… omissis …

 

*DE PETRIS, relatrice di minoranza. Signor Presidente, il progetto di riforma costituzionale pervenuto oggi alla discussione di questa Assemblea non trova il consenso dei senatori del Gruppo Misto-Sinistra, Ecologia e Libertà e di un numero molto ampio di altri senatori, che hanno cercato nel lavoro di Commissione di apportare modifiche e di cercare di arrivare ad un progetto che avesse una sua solidità.

La relatrice Finocchiaro ha detto di aver cercato conforto nei lavori della Costituente e molti di noi hanno cercato in questi giorni di rileggere molti passi importanti di quel lavoro. Certamente, per me e per molti di noi che hanno lavorato in Commissione, una questione è sempre stata molto chiara: il sistema democratico, così come ce lo hanno consegnato i Padri costituenti, è contraddistinto da pesi e contrappesi, di combinazioni tra rappresentanza, pluralismo e governabilità, che devono avere una loro coerenza interna, per evitare che il sistema democratico ne possa uscire completamente sbilanciato.

Per questo motivo, nell’affrontare la questione cardine, cioè il superamento del bicameralismo paritario, molti di noi hanno posto all’attenzione dei lavori della Commissione un progetto, anzi, vari progetti che si sono confrontati e incrociati, che certamente, a mio avviso, hanno una coerenza di sistema, proprio dal punto di vista dei bilanciamenti, assolutamente solida.

Per quanto ci riguarda, nel dare un giudizio fortemente negativo di questo progetto che giunge oggi all’attenzione dell’Aula, in Commissione, e lo rifaremo anche in questo inizio di dibattito in Aula, abbiamo voluto porre una serie di questioni che a nostro avviso sarebbero state coerenti dal punto di vista del sistema democratico.

Signor Presidente, colleghi senatori, in Costituente vi è stata una lunga discussione sul monocameralismo, ma è evidente a tutti che quel monocameralismo, portato avanti da alcuni e dibattuto in seguito nel Paese, aveva in sé il senso stesso dell’equilibrio. Infatti, benché esso prospettasse soltanto una Camera questa era effettivamente rappresentativa, eletta con legge elettorale proporzionale e capace quindi di garantire l’equilibrio del sistema stesso, del rapporto tra Parlamento e Governo. È quindi evidente che nell’approcciarsi al tema del superamento del bicameralismo paritario era ed è necessario avere in mente un quadro di bilanciamento del sistema. Invece, il prodotto dell’iniziativa del Governo – lo voglio dire con franchezza – è già un vulnus dei processi di revisione costituzionale. Riteniamo infatti che l’iniziativa governativa e la pressione del Governo per l’approvazione del testo base in Commissione rappresentino una vera e propria imposizione e quindi un vero e proprio vulnus nel processo di revisione costituzionale, che era stata pensato e deve essere, di fatto, patrimonio esclusivo del Parlamento.

Il risultato del processo di superamento del bicameralismo perfetto attraverso la riforma del Senato, ritenuta dai relatori la proposta chiave, qualora essa fosse approvata dal Senato così com’è, sarebbe molto pesante sotto il profilo democratico. Da questo punto di vista, arrivo subito al cuore della questione e quindi agli sbilanciamenti prodotti dal testo approvato dalla Commissione. Si poteva affrontare la questione del bicameralismo attraverso il nodo della diversificazione delle funzioni tra le due Camere e la riduzione del numero dei parlamentari. La nostra proposta era molto chiara – ce ne sono state moltissime in questa direzione – ed era finalizzata a ridurre il numero dei deputati a 450 (altre proposte prevedevano 315 deputati) e dei senatori a 150 o anche a 100, come dalla proposta scaturita alla fine in Commissione. In tal modo si dava vita ad un sistema nel quale al Senato, eletto direttamente, non competeva più il rapporto di fiducia con il Governo ma erano attribuite funzioni di alta qualificazione, da noi denominate di garanzia e di controllo, tanto più importanti in quanto, nella nostra visione, la Camera alta veniva sganciata dal rapporto di fiducia dei cittadini.

È evidente a tutti che il presupposto di un bicameralismo di tal fatta non può non vedere sempre e unicamente il rispetto (per quanto ci riguarda fondamentale, ma violato con la proposta che arriva oggi in discussione in Assemblea) dell’articolo 1 della Costituzione.

Caro signor Presidente, purtroppo noi non abbiamo giurato sulla Costituzione, nel momento in cui siamo diventati senatori e deputati. Ma ricordiamo che l’articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità è del popolo e che la funzione legislativa, esercitata dal Parlamento, si basa sul fatto che gli eletti sono eletti direttamente dal popolo. Noi, invece, ci troviamo con un Senato che residua una serie di funzioni legislative, ma che non avrà più una legittimazione diretta da parte dei cittadini.

Un Senato composto da 95 eletti nei Consigli regionali, tra Consiglieri regionali e sindaci (con una elezione di secondo livello che, come vedremo poi nella stessa norma transitoria, di fatto non sarà più un’elezione ma una vera e propria nomina) e una Camera dei deputati di 630 deputati. Come ha detto anche il relatore Calderoli, è evidente che già qui si verifica un grave problema di equilibrio.

L’articolo 1 è violato. Il Senato contribuirà comunque alle leggi di revisione costituzionale e, addirittura, al procedimento di revisione costituzionale parteciperanno coloro che non sono stati eletti direttamente dai cittadini. La nostra Carta costituzionale, addirittura la prima parte della Costituzione, potrà essere revisionata senza che coloro che partecipano al processo di revisione costituzionale abbiano avuto una legittimazione espressa da parte dei cittadini stessi.

Il disequilibrio che, allorquando si procede alla revisione costituzionale, noi dobbiamo sempre calcolare e tener presente (perché sappiamo che la democrazia è fatta di pesi e contrappesi), nasce dal fatto che noi avremo un numero di 100 senatori a fronte di 630 deputati. Questo fatto avrà, sugli altri compiti che sono attribuiti a questo tipo di Senato, un effetto di squilibrio evidentissimo.

Nell’elezione del Presidente della Repubblica il Senato avrà ovviamente un ruolo abbastanza ristretto. Perché, signor Presidente, questo progetto di riforma del Senato e di superamento del bicameralismo perfetto, noi lo dobbiamo inquadrare e leggere nell’altro processo di riforma in corso, che è quello della legge elettorale.

Tutto questo processo si svolge mentre alla Camera è stata votata una legge (il cosiddetto Italicum) che ha una forte distorsione maggioritaria e che farà in modo, per il tipo di soglie e di sbarramenti, che, per l’accesso al premio di maggioranza, un partito, addirittura con solo il 25 per cento, potrebbe avere la maggioranza assoluta dei seggi.

Quindi, nei fatti, con questo combinato disposto di un Senato così ridotto e non più eletto dai cittadini e della distorsione fortemente maggioritaria dell’Italicum, un unico partito potrà eleggere da solo il Presidente della Repubblica, i giudici della Corte costituzionale e il CSM. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e M5S).

Potrà, cioè, nei fatti determinare pesantemente e totalmente l’elezione degli organismi di garanzia.

Tutti quanti vedete la questione fondamentale che dobbiamo tener presente noi senatori – e che conosce anche lei, signor Presidente, che è così attento a questi aspetti – nel momento in cui ci accingiamo ad un processo di revisione costituzionale così profondo, ossia l’equilibrio del sistema democratico, che, solo con questo esempio, vengono a cadere, in quanto si tratta di un sistema completamente squilibrato.

Ho imparato, modestamente, che la storia del Costituzionalismo sia antico sia moderno è l’esercizio della tecnicalità giuridica della limitazione del potere del sovrano, non della sua libertà, come invece si cerca di fare nei fatti con questa riforma. Non siamo qui, signor Presidente, per una revisione costituzionale che contraddice i due elementi cardine del Costituzionalismo democratico, la limitazione del potere e la legittimazione del potere e della democrazia che viene dal popolo (Applausi dai Gruppi M5S e Misto-SEL): questi due aspetti, come ho detto, vengono messi in discussione con la riforma in esame.

La riscrittura dell’articolo 55 della Costituzione rappresenta un altro vulnus, perché il Senato, così composto, non rappresenterà più la Nazione, nella sua unitarietà e in quella dei suoi interessi generali, ma solo ed unicamente l’insieme o la ricomposizione di interessi territoriali. La composizione costituita da 95 membri, 74 eletti tra i consiglieri regionali ed i sindaci, cinque di nomina presidenziale, per sua natura e per la situazione vigente nel nostro Paese porrà una questione di omogeneità. In ogni Consiglio regionale, infatti, vi è una legge elettorale diversa: abbiamo leggi elettorali con liste bloccate, altre in cui vi è la preferenza ed altre ancora in cui il Presidente ha nel suo listino un altro elenco di nominati. La fonte di legittimazione, quindi, non è più unica e diretta, cioè non sta più nel popolo tramite l’elezione diretta, di conseguenza anche in questo caso ciò pone una questione di omogeneità, oltre alla violazione delle norme generali sull’elettorato passivo, sulla possibilità e sul diritto di accesso di tutti i cittadini alle cariche pubbliche.

In realtà, forse ci stiamo ponendo questioni che non riguardano o non rientrano nell’intenzione o nella filosofia di chi ha voluto fortemente questo tipo d’impostazione per la riforma del Senato, perché quello a cui si vuole giungere è un Senato di nominati, che saranno scelti all’interno di ogni Consiglio regionale. Se infatti il partito di maggioranza in ogni Consiglio regionale si sceglierà la minoranza compiacente in quel momento, avremo lo stesso risultato finale anche nella composizione del Senato. Ho sentito parlare di pluralismo, ma, vedendo il meccanismo e la norma transitoria, non comprendo come esso possa attuarsi con questo tipo di composizione del Senato e con tale modalità di elezione.

Avremo quindi una legittimazione disomogenea, come dicevo, e la non stabilità dell’organismo e, per dimostrarlo, mi servo del seguente esempio, relativo a quello che stiamo affrontando in questo momento: la revisione costituzionale inizia dal nuovo Senato, che partecipa alle leggi di revisione costituzionale, poi arriva alla Camera e, quando vi ritorna, esso può essere cambiato nella sua composizione.

Infatti, uno o più Consigli regionali potranno essere stati sciolti per tanti motivi od essere arrivati a scadenza naturale e quindi essere in attesa di elezioni e conseguentemente saranno cambiati i consiglieri regionali facenti funzioni di senatori ed avremo quindi una composizione del Senato di fatto variabile. Come vede, entriamo anche nel merito di una serie di questioni che, se davvero si fosse voluta attuare una riforma seria per l’ammodernamento del sistema e per la sua efficienza, tutto avrebbe dovuto portare ad affrontare seguendo un’altra strada, che non si è voluta intraprendere e nessuno di noi ha mai avuto una risposta sul perché. Mi riferisco alla strada della riduzione dei parlamentari e di due Camere con funzioni molto diverse: un Senato di garanzia e controllo e una Camera che dà la fiducia e svolge una funzione legislativa più ampia.

Invece, testardamente, si sceglie la strada dei nominati. Così, se continua il tipo di percorso intrapreso sull’Italicum, per cui le liste saranno un po’ più corte ma saranno sempre liste bloccate, avremo consegnato l’intero sistema della rappresentanza – torno a ripetere – nelle mani di pochissimi, che sceglieranno gli eletti e i nominati, e, con il premio di maggioranza, consegneremo di fatto nelle mani del partito di maggioranza anche l’elezione del Presidente della Repubblica. In Commissione è stato approvato un emendamento del senatore Gotor, che avrebbe voluto in qualche modo mitigare questo aspetto, per cui il Presidente della Repubblica si elegge con la maggioranza assoluta dei voti dall’ottava votazione in poi. Lei comprende bene, signor Presidente, che tale emendamento è un piccolo pannicello caldo e che la questione dirimente non è affrontata, e non può essere affrontata perché esiste questa forte sproporzione tra il numero dei deputati e quello dei senatori e questo vulnus, derivante dal fatto che noi, qui al Senato, operiamo questa revisione costituzionale e siamo già prenotati, subito dopo, per concludere l’iter di una riforma elettorale come l’Italicum, su cui credo che la Consulta avrà ancora molto da dire dal momento che le questioni poste dalla Corte costituzionale, a mio avviso e ad avviso di molti costituzionalisti, non sono state assolutamente risolte.

Signor Presidente, penso che abbiamo ancora l’occasione, in quest’Aula, per svolgere un buon lavoro, se ogni senatore avrà cura del proprio ruolo per la revisione costituzionale correggendo pesantemente queste storture, arrivando a modificare la composizione del Senato e il sistema dell’elezione, ridando la parola ai cittadini, ribadendo un principio che non possiamo violare: non si può dare riforma della Parte II della Costituzione se si intaccano i principi fondanti della Parte I e questo si sta facendo.

La seconda questione che avremmo dovuto con saggezza affrontare è che abbiamo una crisi della rappresentanza e del rapporto tra cittadini e istituzioni che è profonda, profondissima. Vi è un distacco totale e l’abbiamo visto dalle percentuali dei cittadini che vanno a votare. Ebbene, credo dovesse essere un imperativo per tutti quanti noi trovare i modi per ridare forza alla rappresentanza e ricostruire un rapporto tra i cittadini e le istituzioni. È un tema che riguarda la politica ed i partiti ed avremmo dovuto avere cura di questo aspetto, invece cosa si fa?

Si interviene sugli istituti di iniziativa popolare e di partecipazione diretta, sempre con la scusa della innovazione che adesso è diventata un valore costituzionale della Parte I (l’innovazione fine a se stessa) si porta da 50.000 a 250.000 il numero di firme che servono per i disegni di legge di iniziativa popolare, senza avere alcun tipo di garanzia, se non generica, nei tempi e nei modi di discussione e di approvazione.

Si poteva introdurre, sulla base della discussione sulle leggi d’iniziativa popolare, il referendum propositivo; si poteva e si può fare in modo che, con un meccanismo automatico, per cui se una legge d’iniziativa popolare non approda ai lavori in Commissione e in Aula, come dimostra la storia di questi cinquant’anni, dopo un certo tempo si arrivi al referendum propositivo. Questa questione si è invece affrontata, a mio avviso, con superficialità e di fatto limitando, ancora una volta, la possibilità di partecipazione diretta dei cittadini.

Vengo ora alla questione del referendum abrogativo. Certamente c’è stato un miglioramento perché il quorum stabilito non è più su tutta la platea degli aventi diritto, ma sulla maggioranza – sarà quindi un quorum variabile – rapportata al numero di votanti alle ultime elezioni politiche. Ma in realtà, si porta a 800.000 firme il numero necessario, il che significa di fatto un milione di firme. Ciò corrisponde al numero di voti ottenuto alle europee da qualche forza politica che ha superato lo sbarramento con poco di più di un milione di voti, Che per un referendum dovrebbe mobilitare tutto il suo elettorato. Si introduce inoltre l’elemento del giudizio di ammissibilità anticipato a metà raccolta firme (ovvero 400.000) per arrivare al giudizio di ammissibilità. Pensiamo che tale numero sia troppo alto e ciò costituisca ancora una volta una forte limitazione del diritto dei cittadini alla partecipazione diretta.

Presidente, chiudo sul Titolo V. Il Titolo V e le riforme sono l’esempio di cosa è stato il dibattito sulle riforme nel nostro Paese e di cosa significa dare vita a riforme affrettate e non ponderate. Lo spirito dell’articolo 138 in Costituzione è invece quello della ponderazione, della calma e della riflessione, esattamente il contrario di quello che sta avvenendo adesso. Presidente, noi abbiamo già avuto esperienze di riforme costituzionali affrettate che hanno provocato problemi e guasti al Paese. Una di queste ha riguardato il Titolo V. Oggi noi interveniamo nuovamente, ma provocando altri problemi con un processo di accentramento su alcune materie che noi crediamo debbano ancora essere oggetto di discussione e di intesa con i territori e le Regioni. Mi riferisco alle grandi infrastrutture e alle reti energetiche. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto-SEL). Non è un caso che si vogliano riaccentrare tali scelte e toglierle completamente dalla valutazione delle comunità territoriali. Riteniamo che si poteva intervenire evitando e rimettendo mano ad una serie di guasti. Per esempio, trovo incredibile che quando si inseriscono in Costituzione i livelli essenziali per i diritti civili e sociali si dimentichi – questa è un’altra violazione dell’articolo 3 della Costituzione – del principio dell’uguaglianza sostanziale. Nessuno pensa, infatti, che sia necessario parlare di livelli uguali di prestazione, secondo il principio di uguaglianza dei diritti civili e sociali in tutto il Paese.

Presidente, io spero in questa Aula e vorrei ricordare a tutti i senatori che dobbiamo lavorare in libertà, senza ordini di partito o di Gruppo, ma secondo la nostra coscienza.

Davanti al fatto, come si è detto qui, che questo è un grande progetto di revisione costituzionale (poi le propagande si fanno in tanti modi), penso che questo sia un progetto di revisione profonda, che lede alcuni elementi base del sistema democratico, che insieme con la legge elettorale di fatto porterà all’annullamento del pluralismo all’interno del Parlamento e produrrà dei guasti di cui rischiamo di pentirci molto presto.

Io rivolgo pertanto un ultimo appello, ricordando quello che ho detto poco fa sulla storia del costituzionalismo: non siamo qui per garantire la libertà del sovrano. Mettiamo anche la cosiddetta ghigliottina in Costituzione, signor Presidente! (Applausi dal Gruppo M5S). Non basta il fatto che tutta l’attività parlamentare sia soggetta solo e unicamente ai decreti-legge, perché questo accade, ma, invece di intervenire per limitarli fortemente, si inserisce in Costituzione un altro strumento per il Governo che è quello della corsia preferenziale, introducendo la cosiddetta ghigliottina in Costituzione. Noi diciamo che non siamo qui per fare una revisione costituzionale per garantire la libertà del sovrano. Noi, lo dico sempre alla Ministra, siamo un po’ antichi, in questo siamo un po’ conservatori, e pensiamo che nel sistema democratico mettere mano alla Costituzione significa anche garantire un sistema di limitazione del potere del sovrano e innanzitutto il pluralismo della rappresentanza, la possibilità – certo – della governabilità, ma con il rispetto del rapporto tra Parlamento, pluralismo democratico e Governo. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL, M5S e Misto-ILC).

 

 

(…)

In attesa che si concretizzi un accordo dei partiti sui nomi, il Parlamento … non ha raggiunto il quorum richiesto dei 3/5 in nessuna delle due votazioni per due membri della Consulta.

(…)

In vista del prossimo voto i nomi che circolano… sono quelli di Luciano Violante… e  Donato Bruno…

L’elezione  …   sarebbe frutto di  un “protocollo aggiuntivo” del  patto del Nazareno sulle riforme siglato da Renzi e Berlusconi.

(…)

L’intero articolo su:

Il Sole 24 Ore, pag. 16 – Eletti i 16 membri “togati” Csm Consulta, in pole Violante-Bruno- 11 luglio 2014


(…)

… da  Berlusconi & Co. Non c’era da attendersi altro. Ma perché Renzi gioca la partita a un così basso livello e impegna l’intero partito su un disegno piduista mentre avrebbe davanti a sé la possibilità di guidare una fase di innovazioni veramente importanti, democratiche e utili al Paese?

(…)

Un punto centrale della riflessione è che comunque le nostre istituzioni funzionano male… Funzionano male le istituzioni politico-amministrative (Parlamento, governo, ministeri); … quelle locali (le  nostre Regioni sono un disastro…), e quelle funzionali (magistratura, Csm, protezione civile e simili) . Perciò  una posizione puramente difensiva (contro il piduismo), … non è sufficiente. Bisogna inserire una posizione positiva, propositiva…

… vi è un’ unica via maestra per dare una risposta corretta,  e per  tentare una risposta coordinata,meditata e coerente: un’Assemblea Costituente…. Autoconvocata. Sono consapevole che si tratti di una prospettiva disperata, ma siamo in una situazione disperata. Cittadini responsabili e competenti, soggetti collettivi interessati non solo agli interessi che rappresentano ma al bene comune, esili voci libere nella stampa, parlamentari…non schiavi …dei partiti, studiosi e intellettuali… sindacalisti … università capaci di pensiero, pur sopravvivono.

(…)

… un’Assemblea autoconvocata, bene organizzata… non potrebbe produrre un testo … coordinato e onesto, che identifichi le disfunzioni che fanno soffrire i cittadini e proponga per ognuno di esse, soluzioni ragionevoli, che migliorino significativamente l’attuale situazione? Se non altro … aiuterebbero i cittadini a porre a raffronto che cosa si potrebbe fare con cosa si sta facendo o si minaccia di fare.

(…)

L’intero articolo su:

Il Fatto Quotidiano, pag.4 -  Una Assemblea Costituente contro il progetto piduista – 10 luglio 2014

  (…)

Grazie alla disponibilità dei grillini i cambiamenti istituzionali godono di un consenso a 360 gradi, e quindi di una legittimazione che è sempre mancata ai riformatori, fin dai primi provvedimenti di revisione costituzionale del 2000 con il Titolo V.

(…)

… nel momento in cui la strategia, pur mantenendo tonalità bellicose, cambia, il M5S passa dal rappresentare un pericoloso nemico antisistema all’incarnare  una alternativa “radicale” al Pd.

(…)

Questa mutazione, inevitabilmente, sfida il partito di Renzi. Lo obbliga a rispondere nel merito, a indicare strade diverse e migliori, a realizzare puntualmente quanto promesso, a comportamenti corretti e rigorosi. Con un paragone azzardato, il M5S può diventare un attore politico competitivo più di quanto non lo sia mai stato il Pci nei confronti della Dc.

(…)

L’intero articolo su:

la Repubblica-, pag. 29 – M5S, un capitale in gioco – 9 luglio 2014

http://giacomosalerno.com/2014/07/09/m5s-un-capitale-in-gioco-piero-ignazi/

 

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