Isabelle

Una casa danneggiata dal sisma. 

 

Perdete la casa o l’azienda  per un terremoto o un’alluvione? Lo Stato non vi darà più un centesimo per rimborsare i danni.

Per avere qualche soldo  bisognerà sottoscrivere- pagando- una polizza assicurativa “volontaria” anticalamità. Una novità esplosiva- e a detta di molti, molto controversa e problematica- contenuta nel decreto che riforma la Protezione Civile … pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale  ( n.113 del 16-5-2012 ndr)

(…)

 

L’intero articolo  del 18 maggio 2012 su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1F1XDY

 

 
L’articolo   2 del decreto legge  15 maggio 2012 , n. 59  che  prevede  l’ esclusione, anche  parziale,  dell'intervento  statale  per  i  danni subiti da fabbricati :       

 

Gazzetta Ufficiale n. 113 del 16-5-2012

 

  DECRETO-LEGGE 15 maggio 2012 , n. 59

Disposizioni  urgenti  per  il  riordino  della  protezione   civile.
                                                   (…)
                                                   Art. 2
 
 Coperture assicurative su base volontaria contro i  rischi  di  danni
                   derivanti da calamita' naturali 
 
  1. Al fine di consentire l'avvio di un regime assicurativo  per  la
copertura dei rischi derivanti da calamita' naturali sui  fabbricati,
a  qualunque  uso  destinati,  ed  al  fine  di  garantire  adeguati,
tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle  esigenze  di
riparazione e ricostruzione di beni immobili privati destinati ad uso
abitativo, danneggiati o distrutti  da  calamita'  naturali,  possono
essere estese ai rischi derivanti da calamita'  naturali  le  polizze
assicurative  contro  qualsiasi  tipo  di  danno  a   fabbricati   di
proprieta'  di  privati.  Per  favorire  altresi'  la  diffusione  di
apposite coperture assicurative contro i rischi di danni derivanti da
calamita' naturali, i premi relativi all'assicurazione per danni, per
la  quota  relativa  alle  calamita'  naturali,  ovvero  relativi   a
contratti di assicurazione appositamente stipulati  a  copertura  dei
rischi di danni  diretti  da  calamita'  naturali  ai  fabbricati  di
proprieta' di privati a qualunque uso  destinati,  sono  disciplinati
con il regolamento di cui al comma 2. 
  2. Con regolamento emanato  entro  novanta  giorni  dalla  data  di
entrata in vigore del presente decreto, ai  sensi  dell'articolo  17,
comma 2, della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  su  proposta  del
Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto  con  il  Ministro
dello sviluppo economico e il Ministro dell'economia e delle finanze,
sentiti la Conferenza permanente per i  rapporti  tra  lo  Stato,  le
regioni e le province autonome di Trento e di  Bolzano  e  l'Istituto
per  la  vigilanza  sulle  assicurazioni  private  (ISVAP),  che   si
esprimono entro trenta giorni, sono definiti modalita' e termini  per
l'attuazione del comma 1 senza nuovi o maggiori oneri per la  finanza
pubblica, anche sulla base dei seguenti criteri: 
    a) estensione della copertura assicurativa del rischio  calamita'
naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati  privati  contro
qualsiasi danno; 
    b) esclusione, anche  parziale,  dell'intervento  statale  per  i
danni subiti da fabbricati; 
    c) incentivazioni di natura fiscale, nel rispetto  del  principio
dell'invarianza di gettito, tramite  regimi  agevolativi  all'imposta
sul premio di assicurazione ovvero la deducibilita', anche  parziale,
del  premio  dalla   base   imponibile   ai   fini   IRPEF   e   IRES
dell'assicurato; 
    d) previsione di un regime transitorio, anche a fini sperimentali
ovvero di prima applicazione. 
  3. Al fine della predisposizione del regolamento di cui al comma 2,
il Dipartimento della  protezione  civile  provvede  ad  acquisire  e
trasmettere ai Ministeri concertanti, entro 30 giorni dalla  data  di
entrata in vigore del presente decreto, ogni elemento necessario  per
la valutazione degli effetti derivanti dall'introduzione  del  regime
assicurativo di cui al comma 1, in particolare: 
    a) mappatura del territorio per grado di rischio; 
    b) stima della platea dei soggetti interessati; 
    c) dati percentuali sull'entita' dei contributi  pubblici  finora
concessi in caso di stato di emergenza; 
    d) simulazione dei premi, suddivisi per  tipologia  di  copertura assicurativa. 
 
                                                     (…)
 
        
      
 

 

C’è una frase che sintetizza la paura, la sfiducia, la solitudine: “Io mi faccio i fatti miei”.

Su questa frase conta e prospera la criminalità organizzata, l’eversione, la violenza.
Che vogliono le persone chiuse in casa, chiuse nell’omertà, chiuse alla solidarietà.
Perché sanno che l’unione fa la forza e la solitudine dell’isolamento, la debolezza.
Ieri, eravamo tanti nelle piazze.
Usciti di casa per parlare e solidarizzare con le vittime di Brindisi.
Finché ci sono  piazze piene contro la violenza, c’è resistenza, speranza, vita.

LIBERTA’ E GIUSTIZIA

“Accompagniamo i nostri figli
La scuola non si tocca”

Un’iniziativa da attuare fin da domani. La bomba di Brindisi finisce per minare uno dei pilastri della convivenza civile e colpisce il rapporto fiduciario tra famiglie e Stato che ogni mattina si ripete per milioni di ragazzi. “Per questo proponiamo di ribadirlo ‘riconsegnando’ spontaneamente i nostri figli all’istituzione scolastica”

         

Attentato alla scuola di Brindisimelissa bassi facebook

Questo non l’ aveva mai fatto nessuno nel nostro paese martoriato da sempre da stragi e assassini. Nessuno aveva mai attaccato una scuola. I ragazzi erano sacri, eccetto soltanto per i figli dei pentiti. Ma ora, oggi, non ci sono confini. Oggi serviva mandare un messaggio ultimativo: “Noi ci siamo, siamo ancora qui e ci attendiamo ancora molto da voi”.
Da chi? Chi sono gli interlocutori dell’ esplosivo di Brindisi? Intanto c’ è chi apertamente, testardamente e sempre si dichiara PER la legalità. E chi invece si batte nelle aule del Parlamento contro la legge sulla corruzione. C’è chi sostiene i giudici e chi li vuole asservire con una legge che li renda personalmente e direttamente responsabili di ogni errore o presunto tale… il catalogo e’ lungo e troppo doloroso da fare così all’ improvviso mentre il nostro cuore è triste e si ribella per il sangue versato. Per favore risparmiateci parole di circostanza. Non è una circostanza. E’ la fine di tutto.

 from  www.bastacartelloni.it

Dopo le mura aureliane, Roma diventerà nota per un altro tipo di fortificazioni

 

Qui siamo in viale Tirreno. Questa parete monstre è stata appaltata ad un’unica ditta. Otto cartelloni 4×3, per un totale di 96 metri quadri senza il minimo senso del decoro. Lo sfondo verde, diventato una lavagna per i graffitari, ricorda certe città subsahariane più che una capitale europea.

E le altre ditte sono rimaste a guardare? Noooooo! Ecco come hanno murato la stazione Trastevere. Una barriera impenetrabile al bello, al verde, all’architettura, all’armonia!

 

Il minimo dubbio che intorno a questa stazione ci sia sovraffollamento non assale nessuno in Campidoglio? Queste mura sono degne di Roma e della sua storia?

Art.81 e Fiscal Compact: due proposte

(…)

Le elezioni in Francia e  in Grecia hanno ravvivato il dibattito sull’ instabilità politica  e sulle sue conseguenze economiche. Negli ultimi 12 mesi, a seguito di elezioni o di crisi politiche, è cambiato il governo anche in  Slovacchia, Italia, Paesi Bassi, Slovenia, Belgio , Portogallo e Spagna. Ciò potrebbe ripetersi in altri  paesi , soprattutto se il blocco avverso all’ austerity raccoglierà un ulteriore e diffuso sostegno politico.  La rimonta dei partiti estremistici non può che esacerbare una situazione economica e finanziaria già fragile.

Nonostante la protesta espressa nelle urne, però, le decisioni politiche continuerà a prenderle un gruppo ristretto di persone. Questa discordanza acuirà le tensioni e porterà a una richiesta di revisione dell’ impalcatura politico-istituzionale dell’ Europa, immutata dal 2002.

(…)

Ora viviamo un paradosso: la Commissione  Europea , che é guidata da tecnocrati, influenza fortemente  le decisioni politiche a lungo termine, mentre  gli establishment politici nazionali devono occuparsi di applicare le normative e di fare accettare ai cittadini progetti ispirati  da contesti sovrannazionali.

(…)

Per creare una politica europea … occorre  più potere decisionale a livello nazionale e una maggiore partecipazione democratica alle istituzioni  dell’ Unione.

Il lancio di una nuova convenzione europea per riformare le istituzioni della Ue e dell’ eurozona costituirebbe oggi una decisione politica coraggiosa …

(…)

L’intero articolo su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1F035K

* Diego Valiante – ricercatore del think tank CEPS a Bruxelles


L’intera intervista su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1F02SY

     (…)

D. Ma non è disposta a rinegoziare il Fiscal compact. Tuttavia, considerato il difficile contesto, non pensate sia il caso di valutare la possibilità di implementarlo con un Growth compact?

“ Il Fiscal compact è un  patto chiuso. E’ stato accettato e firmato da 25 Paesi. Tre di questi lo hanno  già ratificato nella versione originale. Il che non ci impedisce di parlare anche di piani di crescita”.

D. Da legare al Fiscal  compact ?

“Sarà cruciale che i prossimi consigli europei si concentrino anche sul tema della crescita . (…)

D. La Francia ha un nuovo  presidente che, a differenza di Nicolas Sarkozy, sembra più sensibile a questi temi.

 “Il presidente Francois Hollande porterà al tavolo comune le sue idee alle quali si aggiungeranno quelle della Commissione che farà le proposte per completare il quadro. Da  una parte abbiamo il pilastro delle sane politiche fiscali  come stabilito dal Fiscal compact, dall’altra  avremo il pilastro della crescita che sarà affrontato in via preliminare già il 23 maggio, quando ci incontreremo per un meeting  informale del consiglio”.

(…)

“Siamo una comunità tenuta insieme non solo da una singola valuta, ma anche da valori comuni. (…) “

(…)

“ … noi 500 milioni di europei possiamo essere fieri di quello che abbiamo raggiunto e del fatto che siamo uniti quando un Paese è in difficoltà. Non vedo proprio come si possa dire che l’idea di Europa si è persa per strada. “

D. Forse la Grecia in difficoltà tutto questo calore non lo sente.

“Il fatto di essere uniti e solidali non vuol dire ignorare l’obbligo di fare i compiti a casa con rigore e costanza. Mi creda, l’idea europea resta  comunque il principio guida alla base della solidarietà reciproca che nei momenti cruciali non è mai mancata e non mancherà”.

(…)

L’intera intervista su:

http://www.soldionline.it/notizie/economia-politica/merkel-non-lascio-la-grecia-al-suo-destino-mf

 

 


(…) Il risultato delle elezioni amministrative, con la  conferma dell’elevata disaffezione  degli elettori per gli attuali partiti, rende sempre  più indispensabile l’approvazione di una nuova legge  elettorale, che quantomeno ripristini la possibilità per i  cittadini di scegliere i loro rappresentanti.  (…)  Libertà e Giustizia ritiene questo passaggio una vera e propria precondizione per riavere un Parlamento all’altezza della “disciplina ed onore” richiesti dalla Costituzione  …

… il Parlamento attuale e i cittadini sono distanti l’uno dagli altri, quanto forse non è mai accaduto nei trascorsi decenni  di vita repubblicana.

In questa  condizione … non è pensabile che i partiti in Parlamento  si arroghino il compito  di intervenire sulle strutture  istituzionali del paese  modificando la Costituzione,  addirittura puntando a ottenere  quella maggioranza dei  due terzi che impedirebbe il ricorso al referendum confermativo. 

(…) 

la riforma della Costituzione – prima  ancora che se ne discutano  i contenuti – comporta  un esercizio di sovranità che  necessita d’un Parlamento in  sintonia con i cittadini… pienamente legittimato  dal voto popolare,  espresso secondo una legge elettorale accettabile, che  non faccia a pugni con la democrazia.

L’ intero appello  su:

http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/15/si-alla-riforma-elettorale-no-alla-riforma-della-costituzione/

e su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1F010Q

Alemanno alla marcia contro l'aborto


 

La  lettera e la risposta  su:

 http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/82d57ce59c3df6a1c7400e75c6b3f151.pdf

 

 

 


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(…)

La speranza è che Berlino intuisca che la sua non è leadership, ma paura di cambiare paradigmi.

(…)
Può darsi che la secessione greca sia inevitabile, come recita l’articolo di fede, ma che almeno sia fatta luce sui motivi reali: se c’è ineluttabilità non è perché il salvataggio sia troppo costoso, ma perché la democrazia è entrata in conflitto con le strategie che hanno preteso di salvare il paese. Nel voto del 6 maggio, la maggioranza ha rigettato la medicina dell’austerità che il Paese sta ingerendo da due anni, senza alcun successo ma anzi precipitando in una recessione funesta per la democrazia

(…)

Tsipras non vuole uscire dall’Euro, né dall’Unione. Chiede un’altra Europa, esattamente come Hollande. Sa che l’80 per cento dei greci vuol restare nella moneta unica, ma non così: non con politici nazionali ed europei che li hanno impoveriti ignorando le vere radici del male: la corruzione dei partiti dominanti, lo Stato e il servizio pubblico servi della politica, i ricchi risparmiati.

 Tsipras è la risposta a questi mali  -  l’Italia li conosce  -  e tuttavia nessuno vuol scottarsi interloquendo con lui. Neanche Hollande ha voluto incontrare il leader di Syriza, accorso a Parigi subito dopo il voto.

E avete mai sentito le sinistre europee, che la solidarietà dicono d’averla nel sangue, solidarizzare con George Papandreou quando sostenne che solo europeizzando la crisi greca si sarebbe trovata la soluzione?   Chi prese sul serio le parole che disse in dicembre ai Verdi tedeschi, dopo le dimissioni da Primo ministro? “Quello di cui abbiamo bisogno è di comunitarizzare il nostro debito, e anche i nostri investimenti: introducendo una tassa europea sulle transazioni finanziarie, e sulle energie che emettono biossido di carbonio. E abbiamo bisogno di eurobond per stimolare investimenti comuni”. L’idea che espose resta ancor oggi la via aurea per uscire dalla crisi: “Agli Stati nazionali il rigore, all’Europa le necessarie politiche di crescita”.

La parole di Papandreou, ascoltate solo dai Verdi, caddero nel vuoto: quasi fosse vergognoso oggi ascoltare un Greco.

 (…)

 Il non-detto dei nostri governanti è che la cacciata di Atene non sarà solo il frutto d’un suo fallimento. Sarà un fallimento d’Europa, una brutta storia di volontaria impotenza. Sarà interpretato comunque così. Non abbiamo saputo combinare le necessità economiche con quelle della democrazia

 (…)

 L’intero articolo su:

http://www.repubblica.it/politica/2012/05/16/news/spinelli_commento-35233049/?ref=HREA-1

 

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