I giorni della melma sono tornati. Chi si era illuso che il tramonto del potere di Silvio Berlusconi coincidesse con una fase di serenità istituzionale, si è dovuto ricredere. Il motivo è uno solo: nemmeno il cavaliere è padrone esclusivo di se stesso. Troppi anni di intese e patti inconfessabili. Troppa melma. Berlusconi è ancora prigioniero del suo passato e delle tante cose non dette.   (…)

Segue su:

http://www.libertaegiustizia.it/2012/08/31/lo-stile-della-p2/

(…)

I ministeri dell’ Ambiente e dei  Beni culturali hanno il nulla osta richiesto dalla Petroceltic per cercare petrolio al largo dell’ arcipelago pugliese. Un via libera che in Puglia e Molise ha scatenato un coro di proteste bipartisan.

(…)

E cresce la preoccupazione che il sì alla Petroceltic sia la prima di una lunga serie.

 (…)

“L’estrazione del petrolio al largo delle Tremiti- afferma il presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini – è un progetto folle che ipoteca lo sviluppo futuro della nostra economia, fondata sull’ uso sostenibile del mare,sul turismo e sulla pesca”

 

 L’intero articolo su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1JMYIH

 

  (…)

Negli ultimi anni molte produzioni agricole sono presidiate e garantite da lavoratori stranieri, cosicché, mentre i media, i gastronomi e i politici esaltano il made in Italy alimentare, gli artefici di questo sistema sono  i lavoratori di altre nazioni e continenti. Nelle mie Langhe la produzione di vini pregiati è garantita da una comunità di oltre diecimila macedoni con le loro famiglie;  nelle stalle per le vacche da latte emiliane si trovano gli indiani Sikh; maghrebini e polacchi nelle malghe valdostane,. Insomma, molti dei nostri gioielli gastronomici sono prodotti da cittadini stranieri. Nei casi sopraccitati, l’integrazione è garantita da imprenditori agricoli sensibili e rispettosi dei diritti dei lavoratori. Viceversa, quando si tratta di lavori stagionali, il grado di inciviltà di molti datori di lavoro è veramente impressionante.

(…)

… nella civilissima saluzzo … la raccolta della frutta vede convergere centinaia di lavoratori africani che vengono accampati alla bell’e meglio in aree marginali della città. I comuni del territorio e la Caritas hanno messo in atto un po’ di ospitalità. Ma  questa… non può essere la  regola dell’ accoglienza é compito primario dei datori di lavoro garantire un tetto a questi lavoratori, rispettare i contratti e le obbligazioni di legge. Vedere questi giovani dormire per terra su cartoni, senza riparo, costretti a cucinare all’aperto, senza luce e servizi igienici, senza assistenza medica ( se si escludono alcuni medici volontari) è uno spettacolo indegno per un Paese civile.

 

 

 

Qui di seguito l’intero articolo:

 

“TUTELIAMO CHI LAVORA PER IL MADE IN ITALY” –  Carlo Petrini –

Cresce in tutta Italia la sensibilità verso il mantenimento del paesaggio rurale contro la perdita di suolo agricolo e la cementificazione. Il Bel Paese sta perdendo la bellezza delle sue campagne, di coltivi secolari e borghi antichi. Più volte ho avuto modo di sottolineare che il mutamento del paesaggio è il frutto di un processo economico che ha impoverito le nostre campagne di quell’umanità contadina che garantiva non solo la bellezza dei luoghi, ma anche l’assetto idrogeologico dei terreni, i saperi e la memoria.
Negli ultimi anni molte produzioni agricole sono presidiate e garantite da lavoratori stranieri, cosicché, mentre i media, i gastronomi e i politici esaltano il made in Italy alimentare, gli artefici di questo sistema sono i lavoratori di altre nazioni e continenti. Nelle mie Langhe la produzione dei vini pregiati è garantita da una comunità di oltre diecimila macedoni con le loro famiglie; nelle stalle per le vacche da latte emiliane si trovano gli indiani Sikh; maghrebini e polacchi nelle malghe valdostane. Insomma, molti dei nostri gioielli gastronomici sono prodotti da cittadini stranieri. Nei casi sopracitati, l’integrazione è garantita da imprenditori agricoli sensibili e rispettosi dei diritti dei lavoratori. Viceversa, quando si tratta di lavori stagionali, il grado di inciviltà di molti datori di lavoro è veramente impressionante. Fenomeni di caporalato nel Sud d’Italia, luoghi di accoglienza indecorosi, norme contrattuali violate e lavoro in nero. Il fenomeno si va estendendo in diverse parti del Paese, con la raccolta di frutta e verdura. Alcune settimane fa, nelle campagne di Alessandria fioccarono denunce da parte di braccianti verso aziende senza scrupoli, che speculavano sul lavoro, nel totale disprezzo delle norme. Da due anni, nella civilissima Saluzzo, nel cuore della provincia di Cuneo, la raccolta della frutta vede convergere centinaia di lavoratori africani che vengono accampati alla bell’e meglio in aree marginali della città. I comuni del territorio e la Caritas hanno messo in atto un po’ di ospitalità. Ma questa è stata insufficiente a garantire una sistemazione decorosa ai migranti. Questo encomiabile sussidio non può essere la regola dell’accoglienza, è compito primario dei datori di lavoro garantire un tetto a questi lavoratori, rispettare i contratti e le obbligazioni di legge. Vedere questi giovani dormire per terra su cartoni, senza riparo, costretti a cucinare all’aperto, senza luce e servizi igienici, senza assistenza medica (se si escludono alcuni medici volontari) è uno spettacolo indegno per un Paese civile.
Il colpo d’occhio di questa specie di accampamento ricorda il grande film tratto dal libro di Steinbeck, Furore, dove masse di profughi senza lavoro cercano nella grande campagna californiana il Paese che avevano sognato. Troveranno solo miseria e guerra tra poveri. Vorrei ricordare ai conterranei quel testo del cantautore cuneese Gian Maria Testa che per primo ha espresso solidarietà a questi lavoratori: «Eppure lo sapevamo anche noi? l’odore delle stive,? l’amaro del partire. […]? e la nebbia di fiato alle vetrine? il tiepido del pane? e l’onta di un rifiuto». Lo sapevamo anche noi, ma la memoria del nostro popolo è debole e occorre reagire con fermezza per ravvivarla. Spero che i sindacati assumano la tutela degli emigranti con più determinazione. Oggi i personaggi del Quarto stato di Pellizza da Volpedo avrebbero la pelle nera come questi contadini.

Chiedo alle organizzazioni agricole, specialmente se hanno tra gli associati questi produttori di mele e kiwi, di non fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia. Provvedano a porre in essere tutte le condizioni per assicurare il rispetto e la dignità di queste persone. Ricostruiscano un tessuto sociale con la sussidiarietà della società civile ma con la responsabilità primaria e gli oneri a carico dei proprietari dei frutteti, nessuno escluso.

Solo così si estirperanno i pregiudizi che stanno alla base di comportamenti antidemocratici che impediscono una corretta integrazione. Solo così si sanerà una ferita che non fa onore alla grande tradizione contadina di questo angolo di Piemonte.

La Repubblica  – 31 agosto 2012

Se anche un cattolico più vicino alla società che al dogma (mi riferisco al vicesindaco di Milano, Maria Grazia Guida) si mette di traverso contro il testamento biologico, vuol dire che non c’è più speranza. Non c’è più speranza  di far capire al mondo cattolico, nella sua quasi interezza, che non può costringere il resto del mondo a vivere e a morire secondo precetti che non gli appartengono. E che la confusione tra leggi dello Stato e volontà della Chiesa è un vero e proprio oltraggio inferto ai molti milioni di italiani non cattolici. A rendere ancora più triste la sortita del vicesindaco, e della cosiddetta componente cattolica del Pd, la notizia che il pastore valdese di Milano, Giuseppe Platone, si rallegra della volontà della giunta Pisapia di introdurre il testamento biologico per i cittadini milanesi, e ricorda che i valdesi già sono depositari di 800 testamenti perché “credono nell’ autodeterminazione della persona”. Mi dispiace doverlo dire con inevitabile brutalità: ma chi è contro il testamento biologico è contro l’autodeterminazione degli esseri umani. Il vicesindaco di Milano, purtroppo, non fa eccezione.

 

 
   

Non ci rassegniamo al nulla di fatto, chiediamo che da subito nella legge elettorale siano inserite le misure previste nella legge anticorruzione, per avere un Parlamento al di sopra di ogni sospetto.
E’ da un anno, da quando oltre un milione di firme vennero raccolte per abrogare il Porcellum (il referendum fu poi dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale) che i partiti fingono di ricercare un’intesa per varare una buona riforma elettorale. Una richiesta che LeG ha avanzato già nel giugno 2010, con il suo appello “Mai più alle urne con questa legge” che raccolse 80.000 sottoscrizioni.
Anche in agosto i partiti di maggioranza hanno annunciato giorno dopo giorno di essere sul punto di trovare un’intesa, ma il comitato ristretto al Senato che si occupa di ricercare una sintesi tra le diverse proposte, continua a gettare la spugna, perché le forze politiche sono più preoccupate dei propri interessi piuttosto che di riconsegnare ai cittadini il potere di essere rappresentati.
Contemporaneamente, la legge anticorruzione già approvata alla Camera nel giugno scorso, è in stallo al Senato per il veto del Pdl.
Per unire le due leggi, quella elettorale e quella anticorruzione, LeG propone di stralciare dal pacchetto anticorruzione l’articolo 10 sulla incandidabilità (nel Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, nelle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali e di divieto di ricoprire le cariche di presidente e di componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, di presidente e di componente dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, di consigliere di amministrazione e di presidente delle aziende locali e delle istituzioni) e di inserirlo nelle norme sulla legge elettorale, in modo che possa essere applicato già nelle prossime elezioni.
Sulla capacità di proporre e realizzare la riforma elettorale, si misurerà la credibilità delle forze politiche al momento del voto.

libertaegiustizia.it

 
  (…)

… l’Italia fin dal dopoguerra passa da un dilemma emergenziale all’altro, e mai arriva a quella che Zagrebelsky chiama la tranquillità del diritto: Anche sull’ antimafia l’aporia resta irrisolta, dunque tragica: o vuoi sapere finalmente come ha funzionato il tuo paese – se sulla base di compromessi con la malavita oppure no – o convivi con misteri italiani eternamente inconoscibili. O la morte della verità, o la morte della politica e delle sue istituzioni.

Il problema è sapere come mai non sia possibile uscire da simili emergenze, e ritrovare la tranquillità politica in cui ciascuno fa la sua parte, e non quella dell’altro. Come mai, per imporre l’austerità in tempi di crisi, da noi sia necessario annunciare che esiste, nientemeno, una generazione perduta. (…)

L’incapacità di stare responsabilmente al proprio posto- il politico per governare, il partito per fare programmi, il giudice per giudicare, il giornalista per scrutare e analizzare- è certamente all’ origine dell’ odierno sfacelo.

(…)

L’intero articolo su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1JJD55

 

Fiat, allarme della Fiom "Mirafiori rischia di più" (…)

Il Pd non vi invita alle sue feste. Che dice?

“Danno un segnale di autosufficienza che a me pare una fragilità. (…)”.

 (…)

 “Non mi colpisce tanto che non invitino la Fiom ma il fatto che chi si candida a governare il Paese, con la tradizione che tutti conosciamo, tema le differenze e tenti di annullarle. E così dal loro dibattito emerge l’assenza dei temi del lavoro  e più che la Fiom manca un punto di vista che in questi anni è molto cresciuto nel mondo del lavoro e che va oltre la Fiom. Parlo dell’ attenzione ai diritti, del rifiuto delle discriminazioni. E questo succede mentre in Sardegna succede quello che  vediamo…”.

(…)

 “ … è inutile l’ostracismo  ( verso Grillo ndr) perché con ciò che rappresenta, non tanto Grillo  quanto il Movimento Cinque Stelle e chi lo vota insomma,  bisogna confrontarsi nel merito. Affrontando temi come sviluppo, produzione, lavoro, ambiente. I lavoratori hanno  bisogno di una proposta di governo. E le domande che oggi sono raccolte dal Movimento Cinque Stelle vanno sfidate positivamente, affrontando un dibattito. Pochi lo hanno notato ma sono tre giorni che la Stampa di Torino ha aperto un dibattito sulla  decrescita. Non è che questi temi non c’entrino con il dibattito sulla Fiat e sullo sviluppo possibile. Questi temi sono quelli che mi piacerebbe discutere. Invece dare del fascista o del piduista, è un modo per non discutere nel merito”

(…)

“ … non mi rassegno a considerare tutti quei cittadini che votano Grillo … come dei neofascisti e nemmeno voglio consegnarli al populismo. E’ bene che nasca qualcosa. Qualcosa succederà. (…) “.

(…)

 “… Sono sicuro che il lavoro sposterà forze nelle prossime elezioni, influenzerà. Servirebbe una proposta politica che abbia al centro il lavoro, come si lavora e cosa si produce. Il lavoro come pietra angolare di una visione generale”.

 L’intera intervista su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1JJGXQ

 

LA FIOM: IL PD NON SA DIALOGARE -Intervista  a Giorgio  Giraudo di  Maurizio Tropeano – La Stampa

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1JJDKX

"Subito una legge anti corruzione": l'appello di Roberto Saviano
Vogliamo che le legge anticorruzione sia approvata subito.
 
Sappiamo che questo provvedimento non piace a chi corrompe testimoni, giudici; a chi compra politici, giornalisti, prostitute minorenni a chi tratta con la mafia.  Ma siamo in tanti – cittadine e cittadini onesti – a voler liberare l’Italia dal veleno dell’illegalità, dal pizzo di 60 miliardi annui imposto dai corrotti.
Siamo stanchi di decenni di abusi, furti e furbi.
 
Vogliamo che la cultura della legalità non ammetta più eccezioni; che i furbi si vergognino.
Vogliamo il riispetto delle regole perché le regole difendono gli onesti e i più deboli.
 
La lotta alla corruzione non dovrebbe essere oggetto di trattativa tra partiti.
Se lo è, allora la corruzione si è infiltrata nelle istituzioni e sta minacciando la stessa democrazia.
Di fronte a questo pericolo eversivo, chiediamo con forza l’approvazione della legge anticorruzione.
 
Libertà e Giustizia di Roma
   

 

 

 

 

 

 

I partiti, anche nel mese di agosto, hanno continuato a promettere un’intesa sulla modifica della  legge elettorale. Alla fine, l’indecente Porcellum sarà in qualche modo cambiato. Ma un parto che va oltre il tempo debito mette in allarme. Non vorremmo, in conclusione, che il nuovo soggetto nascesse con metodi truffaldini. E che medici, privi d’ogni scrupolo, facessero spuntare un incrocio mostruoso. Una sorta di Frankenstein. Prolungando il grande imbroglio. Un sistema scellerato.  

Legge anticorruzione: approvarla subito

Il circolo di Roma con tutta LeG invita ad approvare in fretta la legge anticorruzione. Sappiamo che questo provvedimento non piace a chi corrompe testimoni, giudici; a chi compra politici, giornalisti, prostitute minorenni, a chi tratta con la mafia. Ma siamo in tanti – cittadine e cittadini onesti – a voler liberare l’Italia dal veleno dell’illegalità, dal pizzo di 60 miliardi annui imposto dai corrotti.

Liberi di pensare

Pubblichiamo degli articoli – alcuni ve li risparmiamo – sulla polemica della trattativa Stato-Mafia, sui poteri del Quirinale e sul dibattito che ne è scaturito. Rispondiamo così alla richiesta di soci e amici che durante la pausa estiva si sono persi alcuni passaggi e ci chiedono una ricostruzione cronologica attraverso la rassegna stampa.

La carta di LeG

Continuano ad arrivare contributi per stendere insieme la Carta di LeG. La “Carta” costituirà l’indicazione fondamentale dell’associazione a chi parteciperà alle elezioni, nell’area del centrosinistra. Mandateli qui

La scuola di Poppi 2012

Le iscrizioni alla scuola sono aperte sino al 31 agosto. Affrettatevi, ultimi posti!

 
 

 

 

 

from  www.nandocan.it

27 agosto 2012 – Nandocan aderisce all’appello per la difesa dell’Istituto italiano per gli studi filosofici pubblicato oggi da articolo 21  e invita i suoi lettori a sottoscriverlo.“C’è un Istituto che ha fatto di Napoli la capitale mondiale della filosofia. C’è un Istituto che ha fondato nell’Italia meridionale 200 scuole di alta formazione…” Esordisce così l’appello lanciato da Renato Parascandolo che Articolo21 sostiene insieme ad altre organizzazioni (in coda i primi firmatari) a sostegno dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. “C’è un Istituto – prosegue l’appello – che nei suoi 37 anni di attività ha assegnato oltre tremila borse di studio a giovani studenti e ricercatori di discipline umanistiche…”

C’è un Istituto che ha organizzato oltre 40.000 seminari coinvolgendo le più autorevoli personalità della cultura e della scienza mondiali.
C’è un Istituto che ha aperto sedi internazionali in Germania, Austria e Francia.
C’è un Istituto che ha raccolto una biblioteca di oltre 300.000 volumi, sostenendo centinaia di biblioteche locali con forniture gratuite di libri.
C’è un Istituto che ha pubblicato 3.400 volumi in varie lingue e creato un archivio audiovisivo di 22.000 registrazioni delle lezioni dei principali uomini di cultura e scienziati del Novecento.
C’è un Istituto che, con lungimiranza, a partire dagli anni Ottanta, ha messo le tecnologie digitali al servizio dell’alta cultura, realizzando l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, un’opera che gode del patrocinio del Presidente dell’Assemblea delle Nazioni Unite, dell’Unesco e del Consiglio d’Europa.
C’è un Istituto di cui l’Unesco ha detto che “ha conquistato una dimensione che non trova termini di paragone nel mondo, contribuendo a fare di Napoli una vera capitale della cultura”.
C’è un Istituto che “ha promosso e incoraggiato, a Napoli e in Italia, ciò che c’è di più importante nel pensiero contemporaneo” (Paul Ricoeur).
C’è un Istituto il cui fondatore, l’Avv. Gerardo Marotta, è stato insignito dei massimi riconoscimenti europei: dal Diploma d’Onore del Parlamento europeo alla Medaglia- Goethe, dalla Medaglia Pietro il Grande alla Légion d’honneur del Presidente della Repubblica Francese.

Per tutti questi motivi riteniamo che sia urgente restituire all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici la dignità che gli spetta, garantendogli, attraverso un’iniziativa legislativa, un sostegno duraturo e un riconoscimento istituzionale al pari delle più prestigiose istituzioni culturali del paese come l’Accademia della Crusca e l’Accademia dei Lincei.
Confidando sul senso di responsabilità del Governo e del Parlamento, possiamo far nostre le parole di Jacques Derrida, uno dei massimi filosofi del Novecento: “Un giorno gli si darà ragione e si comprenderà che Gerardo Marotta ha visto molto lontano e con grande anticipo”.

Primi firmatari
- Renato Parascandolo (già direttore di Rai Educational e presidente di Rai Trade)
- Giuseppe Giulietti, Federico Orlando, Tommaso Fulfaro, Stefano Corradino (Articolo 21)
- Franco Siddi, Roberto Natale (Fnsi)
- Carlo Verna (Segretario UsigRai)
- Santo Della Volpe (Direttore Libera Informazione)
- Flavio Lotti (Portavoce Tavola della Pace)
- Vincenzo Vita (Vice Presidente Commissione Cultura del Senato)
Barbara Scaramucci (direttrice Teche Rai)
Corradino Mineo (direttore Rainews)

27 agosto 2012

© 2013 Circolo di Roma Suffusion theme by Sayontan Sinha