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… vi è un altro fattore da tener presente.  Il risultato forse più importante dell’ avvento di Mario Monti è il recupero, non certo totale ma significativo, del ruolo italiano in Europa. E’ qualcosa che conta sul piano politico ma anche economico.  Lo spread del prestigio a nostro favore ha guadagnato parecchi punti. Ma quel che va valutato è il carattere bilaterale del moto di recupero nel senso che è risultato molto chiaro, da un certo punto  in poi, quanto cominciasse a contare nelle cancellerie europee (ed anche a Washington) l’esigenza di un partner italiano affidabile. Si è trattato di un sentimento sempre più avvertibile e imperniato sugli irrituali quanto calorosi rapporti personali con Giorgio Napolitano, rapidamente percepito come l’unico leader italiano di livello europeo. Non è del tutto un paradosso immaginare che ancora una volta il recupero delle “magnifiche sorti e progressive” del nostro Paese stia passando attraverso l’alleanza tra  una minoranza illuminata e patriottica e potenze straniere in funzione liberatrice. Così  fu unita l’ Italia con le tre Guerre d’Indipendenza, con il patrocinio di Napoleone III e del governo inglese; così Trento e Trieste furono redente, grazie alla Triplice Intesa; così la Liberazione del ’45 non ci sarebbe stata senza gli Alleati. Può sembrare un paradosso esagerato ma dopo quasi  vent’anni di berlusconismo che sembrava intramontabile, una fuoriuscita al ritmo aggraziato di un minuetto, sarebbe stata possibile senza l’evidente benedizione dei nostri alleati storici ( e nell’ ultima dirittura anche della Santa Sede?).

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