
Fabrizio Galimberti -LA LEZIONE DEGLI ANNI 30-COSA SERVE PER TORNARE ALLA CRESCITA-
Perché l’ Italia non cresce? (…) … il Governo Monti sta cercando di applicare rimedi a un problema complesso, che purtroppo non è suscettibile solo di misure correttive, come semplificazioni e liberalizzazioni, ma è legato anche a correnti, educative e culturali.
Non si vuole qui ripercorrere l’analisi dei fattori che stanno dietro la mancata crescita, ma solo sottolineare la serietà della situazione, comparando l’attuale stagnazione dell’ economia a quel che successe negli anni Trenta.
(…)
… nel 1930 e nel 1931 l’attività economica in Italia si ridusse di un cumulativo 6,7%, vicino alla caduta del 6,4% nel 2008-2009. Ma dopo quella caduta ci fu una ripresa: il Pil non ridiscese mai al nadir toccato nel 1931 e, se pur fra alterne vicende, nel 1937 registrava un livello del 23% superiore a 12 anni prima. Mentre in questi tempi il risultato è ben peggiore. Quest’anno… ci troveremo a un livello al di sotto di quello toccato nell’ annus horribilis del 2009, e, rispetto a 12 anni fa, siamo sotto dell’ 1% . L’aspetto più preoccupante è che la mancata crescita si autoalimenta. La dotazione di capitale della nazione non riceve sufficiente apporto di nuove tecniche e nuovi macchinari, e questo riduce la crescita potenziale. Del pari, la difficoltà di trovare lavoro conduce al fenomeno di “disoccupati scoraggiati” e anche per questa via si schiaccia la crescita potenziale, con una minore dotazione di capitale umano. La capacità di crescere è anche minata dagli aggiustamenti di bilancio che negano la spesa per infrastrutture. Da ultimo, l’economia si adagia in una prospettiva di sviluppo zero, le aspettative si appannano e le tensioni sociali si fanno più aspre. Ce n’è abbastanza per sottolineare quanto sia urgente porre la crescita al primo posto fra le priorità della politica.
L’intero articolo su:
http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/rassegna_stampa/ocr/2012021520923006.txt
Alfredo Reichlin – DEMOCRATICI NON MODERATI- 14 febbraio 2012
Vogliamo interrogarci sul «dopo Monti»? Benissimo. Io però comincerei col domandarmi fino a che punto il Pd è cosciente del suo ruolo oggi. Apriamo gli occhi. È cambiata una intera fase storico-politica. È un passaggio paragonabile agli anni ‘30 quando i vecchi assetti furono spazzati via, il che impose un cambiamento radicale dei sistemi politici. Da un lato si affermò, per impulso della socialdemocrazia e di Roosevelt, un nuovo riformismo basato su un compromesso tra le forze del capitale e quelle del lavoro. Dall’altra parte ci fu l’avvento dei regimi autoritari e anti-parlamentari, favorito in Italia dalle classi dirigenti (Croce ed Einaudi compresi) e dai grandi giornali come il Corriere della Sera, il cui nemico era Giolitti, il riformista. Anche l’odierna marea di fango contro i partiti, tutti i partiti, tutti uguali, non mi sembra così innocente.
Stiamo attenti a non scherzare troppo col Pd che è pieno di difetti ma è la sola struttura capace di tenere insieme le forze progressiste. (…)
E allora voglio essere molto chiaro. A chi mi attacca perché non mi dichiaro socialista, …la … mia risposta è questa. Se da anni mi batto, scrivo e mi impegno per la formazione di un partito più largo rispetto alla visione del mondo della sinistra storica, più inclusivo, più aperto ai movimenti, più centrato, anche col nome, su quella che è la questione più grossa e più densa di pericoli del nostro tempo, cioè la crisi della democrazia moderna; se cerco lo strumento più adatto per un nuovo patto democratico e sociale senza il quale le società si disgregano e si imbarbariscono e le stesse economie di mercato alla lunga non reggono; se dunque ho fatto questa scelta è perché i problemi reali non sono più leggibili dentro il vecchio universo concettuale del marxismo e del classismo. È chiaro?
Ma questo non significa fare un partito moderato il cui orizzonte sta tutto nella politica corrente.
Dove va l’Italia se non c’è una forza capace di tornare a rappresentare un popolo, una umanità, se non c’è un partito capace di lottare con esso e per esso? Chi pensa che per fare politica e difendere la democrazia basti una nuova legge elettorale, non è nemmeno un moderato, è un cretino.
È vero che in un partito pluralista c’è posto anche per i cretini. Ma spero ci sia posto anche per uno come me. Il quale si pone la stessa domanda che ho letto in un recente articolo di Repubblica: «Che tipo di società sarà una società nella quale l’accumulazione del capitale è libera da ogni vincolo politico, da ogni problema di redistribuzione, da ogni considerazione di impiego che non sia il profitto, e quindi, da ogni responsabilità verso l’ambiente e la salute di chi lavora? Siamo certi di
voler vivere in una società di questo tipo?».
È con problemi come questi che dovrebbe saperlo bene Scalfari si misurarono grandi liberali come Keynes, come lord Beveridge e perfino un aristocratico americano della élite bostoniana come Roosevelt. Ricordiamolo anche a Monti.
L’ intero articolo su:
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search¤tArticle=1AQBH4



Campagna 005
Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni
FirmoVotoScelgo
La Repubblica Siamo Noi
Libertà e Giustizia – Milano
nandocan
Sorry, the comment form is closed at this time.