Ue/ Ft denuncia prime crepe tra i 26 sul patto fiscale

20 GENNAIO: INCONTRO A TRE ANCHE  PER CONFRONTARSI  SU UN PIANO PER LA CRESCITA E PER IL LAVORO -    Stefania Tamburello

L’incontro a tre (Merkel –Sarkozy- Monti ndr) è previsto a Roma per il 20 gennaio ma non sarà facile per Monti tenere il passo dell’accoppiata franco- tedesca . Soprattutto se, come  suggerisce  il “Financial Times”, Sarkozy e Merkel utilizzeranno il loro faccia a faccia non solo per tirare le fila del Fiscal compact, il patto sulle nuove regole di rigore sui bilanci messo in piedi a Bruxelles prima di Natale. Ma anche per confrontarsi su un Piano per la Crescita e per il Lavoro da presentare ai partner europei nei successivi incontri bilaterali …  – Corriere della Sera “Il piano crescita di Merkel e Sarkozy “- 9 gennaio 2012.        

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LA SCOMMESSA DI MONTI  -    Eugenio Scalfari  (…)

Ma la Cancelliera non ignora che il rigore dei bilanci è parola vana se non è abbinato a politiche di crescita in tutta l’Unione, poiché da quella politica dipendono le esportazioni tedesche, gli investimenti  e la creazione di nuovi posti di lavoro che ne sono il corollario. (…)

La scommessa di Monti consiste nella necessità di un terzo protagonista che  non ha condizionamenti pre-elettorali e per di più superiore ai due partner per le sue specifiche competenze, a patto che l’appoggio parlamentare delle forze politiche italiane, delle organizzazioni sindacali e della pubblica opinione sia il più compatto possibile.  (…)- la Repubblica- “L’ Italia guida la battaglia Salva-Europa “-  8 gennaio 2012.

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E’ IL MOMENTO DI UNO STATO MIGLIORE, NON DI MENO STATO. -  L’ITALIA  PUO’ CONTRIBUIRE ALLA SUA CRESCITA. -   Mario Pirani

(…) La Germania pare suggerire un cammino di deflazione, fatto di riforme ed austerità, che combinino il recupero tramite minori costi ma anche minore domanda. E’ il paradigma europeo contro il quale si sta battendo Monti in tutti gli ultimi incontri internazionali, un paradigma in cui ci troviamo bloccati e il cui funzionamento perverso aggiunge ad una recessione  strutturale una rovinosa politica fatta di scarsa domanda pubblica e alta tassazione. (…)  L’Italia è in grado di  contribuire alla propria crescita riavviando la domanda interna … la recessione può essere bloccata se entra in campo la domanda pubblica, superando non solo le indubbie difficoltà economiche ma anche l’ostracismo ideologico ormai intrinseco a ogni idea di intervento statale …  E’ il momento  in cui  tecnica e politica possono agire in concordia virtuosa contro la recessione e per un rientro dal debito. – - la Repubblica-  “Abbandonare il tabù della spesa pubblica” – 9 gennaio 2012.

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 L’EURO, UNA VISIONE POLITICA-  MUNDELL ( premio Nobel per l’economia e padre teorico della moneta unica) E’ CONVINTO CHE LA MONETA UNICA RESISTERA’.     Mario Blatero

 “ La scelta di creare l’euro fu una scelta politica. Non fu l’evoluzione naturale di un fenomeno economico. E le ragioni politiche e storiche prevalgono. L’Europa ha costruito il suo futuro sull’ euro. Ci sono litigi e differenze per come ci si posizionerà guardando in avanti. Ma mi colpisce la miopia ei mercati, o di coloro che parlano di caduta dell’ euro: qui non stiamo parlando di numeri o di statistiche, stiamo parlando di una visione politica. Chi scommette contro l’euro lo fa a suo rischio e pericolo”. – Il Sole 24Ore- 8 gennaio 2012

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MA  IL PIL DIPENDE DAI COMPORTAMENTI   POLITICI.  E LA POLITICA OGGI E’ INCAPACE DI SOLLEVARE LO SGUARDO A LIVELLO COLLETTIVO. Guido Carandini e Paolo Leon

(…) Le argomentazioni di Krugman  http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=18X2N8

contro la miope visione degli economisti e dei politici che avversano l’indebitamento statale sono convincenti ma non forniscono di quella miopia una ragione logica. Che invece emerge  chiaramente da una diversa teoria che sostiene, al contrario di ciò che si pensa comunemente, che il sistema capitalista per sua natura è perpetuamente costituito dalla stretta connessione fra la dimensione privata-individuale e quella pubblica-statale, ma altresì che l’intreccio fra quelle due dimensioni non lo si può cogliere a prima vista. Perché  (proprio come nel caso delle due facce di una moneta) la percezione di una nasconde l’altra e perciò la visione individuale nell’economia- ( esempio della famiglia che si indebita ndr ) – occulta la visione dell’ intervento statale- cioè il punto di vista delle sue conseguenze sull’insieme dei cittadini. Esistono, in altre parole, effetti delle azioni dei singoli individui sul complesso dell’economia  di cui essi sono  inconsapevoli, come è altrettanto vero che vi sono azioni pubbliche che producono effetti sui singoli di cui lo Stato non è conscio. Per superare questa oscura dicotomia occorre collocarsi al di fuori di entrambe le dimensioni sia individuale che statale, e situarsi invece in un’altra che si può definire “collettiva”, capace di rivelarle simultaneamente. (…)

 

Un solo esempio può bastare ad illustrare questo problematico  carattere  duale del capitalismo. E’ il caso del  ”reddito  nazionale” che, essendo uguale alla somma dei profitti e dei salari, misura l’economia nel suo complesso e nel quale perciò non sono affatto distinguibili gli obiettivi delle famiglie (il salario) da quelli delle imprese ( i profitti). E tuttavia è proprio  a questo livello complessivo dell’ economia che un aumento della quota dei profitti nel reddito nazionale ai danni dei salari  (auspicato dalle imprese) produrrà una quota dei consumi, e quindi anche una riduzione del prodotto interno lordo (il Pil) mentre, all’opposto, si otterrà un aumento del Pil dall’ aumento della quota dei salari a danno dei profitti (deprecato dalle imprese). (…)

Ecco dunque che questo famoso Pil non dipende né dai comportamenti individuali, come sostiene la scienza economica prevalente, né da autonome azioni pubbliche, ma da  comportamenti politici , sindacali e /o lobbistici che influiscono  in larga misura proprio  sulle politiche economiche e di  distribuzione di redditi da parte degli stati, e quindi sul tipo di spesa pubblica che essi attuano. (…)

 

Questa  è la trappola in cui si trovano oggi tutti i Paesi, compreso il nostro, nei quali la sovranità è stata svuotata da poteri metanazionali e da una  cultura economica e politica incapace di sollevare lo sguardo a livello collettivo e di dominare il rischio di una prolungata recessione, assai pericolosa per le nostre democrazie. “ Il debito delle famiglie e quello dello Stato”  la Repubblica-8 gennaio 2012  http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=193ZU2

 

 

 

 

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