From La Repubblica siamo noi : http://www.legroma.osservatoriodeilaici.com/wpress_it_IT_292XXL/?p=6572

 Una giornata densa di contenuti, di passione civica, informazione, partecipata e affollata, e con persone (cittadini, esperti e politici locali) con una visione di quale società intendiamo costruire. Grande intervento di Paul Ginsborg sulla importanza (e le difficoltà) della partecipazione dei cittadini ai processi decisionali pubblici.

 

Grazie all’Assessore Lucarelli per l’impegno profuso in questa sfida sulla Costituente dei beni comuni che sta partendo da Napoli e al Sindaco De Magistris per il coraggioso (e ostacolato) tentativo di ripubblicizzazione del servizio idrico.

Grazie anche a Il Manifesto, che ha appoggiato e fatto conoscere questa iniziativa, svolgendo un servizio pubblico e colmando il vuoto informativo dei grandi quotidiani.

Grazie a tutti noi cittadini, associazioni, movimenti presenti per la dimostrazione, ancora una volta in questi tempi, di idee, proposte, competenze, capacità critica e progettualità che  sono la linfa vitale e sana di questo Paese. E che supera di gran lunga chi dovrebbe rappresentarci.

 

Cinzia Di Fenza

 

A.A.A. POLITICA CERCASI

Sala gremita per il dibattito, posti in piedi ai tavoli tematici. E’ stato un successo il forum dei “Beni comuni” che si è svolto ieri a Napoli.

 

 

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6369/

 

A sinistra ci siamo abituati a dire pochi ma buoni, però poi si vincono le amministrative, poi anche i referendum e allora, come al forum di Napoli ‘Comuni per i beni comuni’, dobbiamo abituarci a dire buoni e tantissimi». Norma Rangeri apre i lavori dell’appuntamento partenopeo che ieri ha riunito amministrazioni, associazioni, movimenti, cittadini e tutte le realtà del territorio intorno alle possibili declinazioni del benecomunismo. Tocca alla direttrice de il manifesto «perché il nostro giornale dà voce e forma al cambiamento a cominciare dal referendum sull’acqua, su cui abbiamo condotto una battaglia quando erano in pochi a crederci. E poi siamo stati noi a scovare il comma dell’articolo 25, nelle liberalizzazioni di Monti, che avrebbe reso impossibile convertire le Spa in società speciali di diritto pubblico per gestire i servizi idrici», a partire da Abc Napoli – Acqua bene comune. «Ci siamo battuti e abbiamo ottenuto il ritiro della misura».
La sala del teatro Politeama, il più grande di Napoli, è gremita già dalle 11, arrivano anche gli scettici, non si sottraggono al confronto. Nei corridoi i banchetti per le firme per far tornare la Fiom sui luoghi di lavoro ma anche per la petizione popolare per cambiare il Trattato economico europeo. Dalla direttrice del manifesto, due bacchettate: «Come spesso accade, manca una presenza femminile più ampia perché viene disconosciuta l’importanza del contributo delle donne al rinnovamento della politica italiana. Manca l’attenzione all’informazione. I giornali indipendenti, come Liberazione, hanno già cominciato a chiudere, quando resteranno le multinazionali delle news quale sarà la qualità dell’informazione? Anche noi potremmo a breve non esserci più. Vogliamo assistere al funerale o scongiurarlo in nome della stampa Bene comune?».
Appello accolto da Alberto Lucarelli che comincia il suo intervento dalla difesa dei giornali senza padrone ma anche dei No Tav. Un tema, questo, che si rincorre in tutti i tavoli (contemporaneamente, alla stazione i movimenti occupavano in solidarietà i binari dell’alta velocità) perché ragionare di nuove forme di democrazia a partire dai Beni comuni è l’esatto opposto del delirio ‘sviluppista’ imposto con la forza. «Quando facevo parte della Commissione Rodotà – racconta Lucarelli – provammo a fare un elenco dei beni comuni, oggi non lo farei più perché è una categoria dell’essere e non dell’avere e si può declinare all’infinito». Ridefinizione dei parametri intorno a cui organizzare la democrazia attraverso la partecipazione ma, dice l’assessore, anche «strumenti concreti di azione a partire dal locale; rivendicare il diritto alla disobbedienza verso atti dello stato illegittimi e incostituzionali; un patto federativo tra amministrazioni per un modello pubblico e partecipato nella gestione dei servizi». E ancora: «Ci vogliono laboratori permanenti con capacità deliberativa per uscire dalla morsa della dittatura della delega da un lato e la proprietà privata dall’altro. Utilizziamo il Trattato di Lisbona per portare in Europa la Carta dei Beni comuni, rigettiamo unanimismo e pratichiamo la contaminazione permanente dei diversi».
La sala si svuota rapidamente perché ci sono i tavoli tematici al Maschio Angioino. Quello sull’Ambiente è talmente partecipato che viene spostato a Palazzo San Giacomo, sede del comune. Tra gli iscritti a parlare Marco Sirotti del centro sociale Tpo di Bologna: «Sono qui per capire cosa fanno Lucarelli e de Magistris. Il sindaco è andato all’inaugurazione dell’anno giudiziario, cioè di quella parte di stato che ha arrestato 30 No Tav, incluso mio fratello. Sono qui per capire se ci possono essere dei punti comuni per uscire a sinistra dalla crisi». Sala gremita anche per welfare e lavoro, a calamitare l’attenzione è la Fiom: Francesca Re David racconta cosa è successo alla Iveco, lavoratori dentro e Landini fuori col megafono. Antonio Di Luca ce l’ha con Ichino: «Parla di catena di montaggio lenta. La verità è che una Panda viene prodotta in un minuto e cinque secondi, 56 macchine all’ora, senza pause e senza mensa». L’assessore al Welfare, Sergio D’Angelo, è impegnato in una battaglia per impedire il taglio dei fondi: «Siamo sicuri che convenga eliminare i servizi per i cittadini in difficoltà?». Il patto di stabilità è l’arma per strangolare il benecomunismo. Dal tavolo sull’economia il titolare partenopeo al Bilancio lancia «la disobbedienza civile contro la legge di stabilità a patto che lo facciano tutti i comuni». Ribattono i movimenti: «Tra tutti e nessuno, comincino le aree metropolitane».
A portare il suo contributo sui Beni comuni Emiliano Viccaro del centro sociale romano Astra: «Cambiamo ragione d’essere all’esproprio, le amministrazioni lo usino per edifici pubblici vuoti rispondendo alla necessità della casa». Il gruppo ha riempito del tutto la Sala dei Baroni. L’esperienza del teatro Valle e del Cinema Palazzo è richiamata da Ugo Mattei. E ci sono anche loro. Non erano attesi, ma la democrazia partecipata non prevede limiti.

Posted by admin at 07:33

libprecarieta_dec_web1-1Un contratto stabile. Dieci punti. Dieci proposte “concrete”, elaborate da chi “la precarietà la vive davvero”. E raccolte dal comitato Il Nostro Tempo è Adesso. Un decalogo per evitare un gioco al ribasso che “rischia di renderci precari a tempo indeterminato”. Dopo gli interventi di Eugenio Scalfari e di Susanna Camusso, ecco le richieste dei precari italiani. Contratto stabile, ampliamento degli ammortizzatori sociali, reddito minimo di inserimento. Poi l’estensione di diritti e l’accesso alla formazione. E l’apertura di un “dibattito pubblico che metta al centro le nostre esperienze, i nostri desideri, il nostro presente”. Senza dimenticare il confronto con partiti e Istituzioni.

La trappola del periodo di prova permanente. L’analisi dei precari parte da qui: “Le disuguaglianze generazionali sono figlie delle disuguaglianze sociali: per questo la soluzione non è spostare la ricchezza dai padri ai figli, piuttosto dalla rendita allo sviluppo, dai grandi patrimoni al welfare”. Poi la ricetta per l’occupazione: “Non serve eliminare la cassa integrazione, ma fare politiche industriali degne di questo nome. Mettendo da parte tutti i paternalismi, a noi giovani non serve ulteriore flessibilità, ma i diritti e le tutele che non abbiamo mai visto nè conosciuto”. Perchè “non possiamo rimanere intrappolati in un perenne periodo di prova”.

Reddito e previdenza. Principi, approfondimenti, dati. Il decalogo dei precari non contiene solo rivendicazioni. Ma un vero e proprio “studio di fattibilità” per restituire il futuro ai giovani italiani. “Contratto stabile per un lavoro stabile”, “continuità di reddito”, “revisione del sistema previdenziale in base alla condizione delle nuove generazioni di lavoratori. E per ogni punto, una scheda con l’analisi della situazione normativa e con le proposte per migliorare l’accesso al mondo del lavoro. Diritto di assemblea e di sciopero, “diritto ad ammalarsi”, possibilità di usufruire dei periodi di “maternità e paternità”. Per restituire dignità a centinaia di migliaia di giovani lavoratori.

Diritto alla casa e alla formazione. Tra i punti, l’emergenza abitativa. “Quello all’abitare è un diritto di tutte e tutti. Vogliamo poter vivere la nostra vita con un tetto decoroso sopra la testa e vogliamo delle città a misura di persone. Vogliamo che le case sfitte siano affittate ai tanti che le cercano a prezzi ragionevoli, senza essere costretti all’acquisto”. Poi la formazione. Perché “la costruzione e la disseminazione di conoscenza è l’unica chance per un nuovo sviluppo fondato sull’inclusione sociale e il benessere collettivo”. La denuncia è netta: “L’Italia ha tradito tutti gli obiettivi della società della conoscenza e soprattutto ha tradito le nuove generazioni che si trovano ad avere crescenti difficoltà ad accedere alla conoscenza e, quando ce la fanno, a non poter restituire al proprio paese le competenze acquisite in anni di studio e ricerca”.

Qui il decalogo de Il Nostro Tempo è adesso. Qui il progetto Precarietà Zero. Qui la Lettera alla Camusso di Eugenio Scalfari. E qui Ma il ‘78 è lontano del segretario generale della Cgil.

 Qui    70 Commenti »

Articolo tratto dal sito  di Repubblica:

http://saviano.blogautore.repubblica.it/2012/01/30/il-decalogo-dei-precari/

 

(…)

Sarkozy… ha annunciato, fra l’altro, la tassazione delle transazioni finanziarie: ” Vogliamo provocare uno choc, mostrare l’esempio. E’ evidente che nel momento in cui l’Europa si sarà dotata di una tassa noi ci uniremo al gruppo europeo”. La misura francese entrerà in vigore il 1 agosto e sarà pari allo 0,1 per cento. Colpirà tutte le operazioni di Borsa, comprese quelle sui Cds, i derivati creditizi, e “gli acquisti speculativi via computer”. Saranno invece esenti le obbligazioni emesse dallo Stato e dalle aziende : ” Non c’è nessuna ragione perchè la finanza senza regole, che ci ha portato nella situazione che conosciamo, non partecipi al risanamento dei conti che ha contribuito in modo particolare a degradare”. Per evitare  delocalizzazioni, la tassa colpirà tutte le imprese quotate Oltralpe, anche se la transazione avviene su un mercato diverso da quello parigino.

 

L’intero articolo su:

http://www.dirittiglobali.it/index.php?view=article&catid=19:lavoro-economia-a-finanza-nel-mondo&id=27420:la-mossa-a-sorpresa-di-sarkozy-qin-francia-subito-la-tobin-tax-cosi-laeuropa-uscira-dalla-crisiq-&format=pdf&ml=2&mlt=yoo_explorer&tmpl=component

 

 

 

 

Oscar Luigi Scalfaro

MASSIMO MARNETTO – LeG- Circolo di Roma :

“Oscar Luigi Scalfaro ha fatto la Costituzione. E l’ha resa viva..“Non scrivete mai sotto dettatura, né sotto dittatura” ci diceva.  Mai, caro Presidente.  Giusto questo momento di silenzio per salutarla.  Poi  riprenderemo  a fare il nostro dovere  per la Democrazia.  Per la nostra Costituzione.  Grazie Presidente”

 

SANDRA BONSANTI  -  Alla fine gli era rimasta una vocina che sembrava un soffio: un soffio leggero che ti diceva ancora coraggio, speranza, non rassegnatevi. Mai. E quel sospiro avremmo voluto tenerlo sempre con noi, che non si spegnesse mai perché ad esso, per i misteri della storia, era legata quell’idea d’Italia che è la nostra idea; a quella voce e a quel respiro la nostra voglia di democrazia, di dialogo e accoglienza, di diritti umani. E soprattutto quella pagina che a lui, Oscar Luigi Scalfaro, stava più a cuore di tutto: la Costituzione. In questo momento di un addio che non accettavamo dovesse mai arrivare, è proprio il presidente del Referendum del 2006 che mi sta nel cuore: la sua disponibilità, quando gli telefonai per dirgli: presidente, stiamo mettendo insieme tante associazioni di cittadini per difendere la Costituzione ci piacerebbe che tu fossi il nostro presidente…non mi disse nemmeno fammi pensare, disse semplicemente “Sì”. E in quei giorni in cui eravamo terrorizzati all’idea di dover raccogliere tante firme per portare l’Italia al referendum, e noi non volevamo esporlo in un’impresa che poteva anche fallire, fu allora che ci disse: “Nella vita non si devono fare solo le battaglie che si è sicuri di vincere”. Ci sarà tempo per ricordare tutto il resto, e tutto quello che abbiamo imparato, giovani e meno giovani, dall’esserti vicini e conoscere insieme le viltà del potere e la grandezza dei valori.
Ciao, nostro presidente, dalla cronista che ti inseguiva dai tempi della Dc, del Viminale, dei tuoi discorsi alle due del pomeriggio, a sala mezzo vuota, durante i consigli nazionali del tuo partito, quando sferzavi a destra e manca i tuoi amici, senza riguardi per nessuno, in nome del rigore e della Costituzione. Lavoreremo per tutto ciò che ci hai insegnato. Col cuore gonfio di tristezza e gratitudine, Sandra.

Il ricordo di Andrea Fedeli, Funzionario del Senato della Repubblica, in un saggio dedicato a “Oscar Luigi Scalfaro nella crisi italiana

Il video dell’intervista di Sandra Bonsanti, in occasione della manifestazione “Dimettiti” al Palasharp di Milano, il 5 febbraio scorso

 18 Commenti »  Sandra Bonsanti

Tratto dal sito:

http://www.libertaegiustizia.it/2012/01/29/ciao-nostro-presidente/

 File:IMG 4468 - Milano - La Borsa - Dettaglio - Foto di Giovanni Dall'Orto - 20 jan 2007.jpg   Nella società attuale l’impresa è centrale. Perché qualsiasi cosa produca, sciocchezze o mine antiuomo come l’Oto Melara o qualcosa di utile, dà lavoro e quindi stipendi o salari che permettono il meccanismo produzione-consumo-produzione (ma oggi sarebbe più esatto dire: consumo-produzione-consumo) su cui si regge tutto il sistema. Ecco perché in questa fase di crisi non solo il governo Monti, ma tutte le leads occidentali cercano di sostenere in ogni modo l’impresa a costo di passare per il massacro di chi ci lavora. L’impresa dipende però dai crediti delle banche per i suoi investimenti. (…) Se le imprese dipendono dalle banche noi dipendiamo dalle imprese. Siamo tutti, o quasi, come scrive Nietzsche degli “schiavi salariati” che è un concetto più omnicomprensivo delmarxiano proletariato che riguarda gli operai di fabbrica.(…)

… i processi ( storico-economici ndr) sono stati enfatizzati dalla trasformazione del denaro, nella sostanza e nella forma. Da utile intermediario nello scambio per evitare le triangolazioni del baratto … diventa a sua volta merce. All’ inizio è oro, argento o bronzo. (…) Poi diventa banconota, poi segno su carta, infine impulso elettronico e quindi totalmente astratto. Per questo enormi masse di tale denaro virtuale possono spostarsi in pochi attimi da una parte all’ altra del mondo. (…)

Infne, per scendere dalla luna sulla terra  non si capisce perchè fra tante misure inutili non si vieta almeno, in Borsa, la compravendita allo scoperto dove uno vende azioni che non ha o le compra con denaro che non possiede, lucrando sulla differenza. E con ciò gonfiando ulteriormente la quantità di denaro virtuale e facendone una massa d’urto che puntando su un obiettivo lo determina, anche per il trascinamento psicologico che comporta, e può così strangolare paesi e intere aree geografiche.

L’intero articolo su:

http://diksa53a.blogspot.com/2012/01/denaro-sterco-del-nulla-di-massimo-fini.html

In libreria dal 25 gennaio

LA VORAGINE

di Marcello Degni e Paolo De Ioanna

NON È SOLO LA CRISI FINANZIARIA CHE HA PIEGATO GLI ANELLI PIÙ FRAGILI DELL’ECONOMIA ITALIANA. A PAGARE GLI ERRORI DEI POLITICI SONO LE GENERAZIONI FUTURE E LE CLASSI SOCIALI PIÙ DEBOLI MENTRE RIMANGONO AL SICURO I PRIVILEGI DEGLI EVASORI  FISCALI.

La voragine

ediz. CASTELVECCHI RX

Paolo De Ioanna :

” La tesi del libro  è che  la costruzione europea è sostanzialmente un’ impresa di natura politico istituzionale e culturale di lungo periodo; l’attacco dei mercati alla “moneta senza stato” cesserà solo quando disciplina fiscale, stabilità finanziaria e monetaria garantita dalla banca centrale e ruolo di stabilizzazione anticiclica del bilancio europeo si collocheranno in sincronia quali elementi chiari e stabili di un’area economica di natura federale. l’idea che l’attacco dei mercati nasce dall’ indisciplina degli stati spendaccioni coglie solo un sintomo ma non le cause della crisi. la lettura tedesca della crisi è inadeguata”

 

 Gli Autori :

Marcello Degni

cinzia dato Economista esperto di finanza pubblica e di procedure di bilancio. Consigliere parlamentare del Senato della Repubblica.

 

Paolo De Ioanna

anonimo Consigliere di Stato dal 2001. È stato capo gabinetto del ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, segretario generale della presidenza del Consiglio del governo D’Alema e capo gabinetto del ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa.

 

 

 


C’è una questione, in questa crisi a mille facce, che dovrebbe essere al centro dell’agenda politica nazionale e globale e che continua ad essere ignorata: la questione ambientale intrecciata a quella di un altra economia e paradigma di sviluppo e di società. E c’è il ruolo dell’informazione.

Libertà e Giustizia di roma e Rete internazionale Donne per la Pace
Vi aspettano
VENERDì 27 GEN. ALLE ORE 18 all’incontro pubblico di lancio della SCUOLA DI FORMAZIONE OLTRE LA CRESCITA

PRESSO LA CASA INTERNAZIONALE DELLE  DONNE, VIA DELLA  LUNGARA 19.
(iscrizioni e versamento contributo saranno ancora possibili presso l’apposito banchetto)

Cinzia Di Fenza resp. progetto Scuola per LeG roma
(per info: scuolaoltrelacrescita@gmail.com)

Posted by Isabelle at 16:38
Posted by Isabelle at 08:41

“Un tributo a chi controlla il potere con inchieste indipendenti,  ai giornalisti indipendenti, a chi svolge un servizio pubblico  per offrire un’informazione indipendente”.

E’ questa la frase che vorremmo sentire nello spot che invita a rinnovare il pagamento del canone.
E invece – Presidente Garimberti, Direttore Lei – ci troviamo nuovamente alla vigilia di candidature per il rinnovo di direttori selezionate  con il criterio dell’affinità politica.
Affinché giornalisti riconoscenti non disturbino i partiti che li esprimono,  soprattutto imminenti campagne elettorali.  Esattamente il contrario dell’indipendenza.
Presidente Garimberti, Direttore Lei, sappiate che non vogliamo essere più trattati da  ”utenti-ubbidienti”.  Se paghiamo il canone – e lo paghiamo – è perché vogliamo l’indipendenza del servizio pubblico.
E ci faremo sentire. 
Finché la RAI non tornerà ai cittadini. Azionisti, non utenti.
Anche oggi pomeriggio, con un presidio dalle 16.00 davanti alla sede di Viale Mazzini.
Massimo Marnetto
Libertà e Giustizia di Roma
Il Sole 24 Ore
 
Un piano per “dare sollievo immediato a Italia e Spagna” e salvare l’Europa dalla crisi: il finanziere George Soros rilancia da Davos la proposta definita a suo tempo dall’economista italiano Tommaso Padoa Schioppa, in base alla quale Italia e Spagna potrebbero rifinanziare il loro debito con l’emissione di titoli di Stato a un tasso d’interesse dell’1% circa.

Piatto forte di un pranzo in occasione del World Economic Forum, il discorso di Soros è ripreso dal Financial Times e ha ampia eco su tutta la stampa economica internazionale. Il finanziere Usa di origine ungherese mette in guardia contro il rischio di disintegrazione dell’Ue e sostiene gli eurobond come soluzione per uscire dalla Crisi.mj

Le operazioni di rifinanziamento a più lungo termine lanciate dalla Banca centrale europea in dicembre – si legge sul Ft – hanno alleviato i problemi di liquidità delle banche europee, “ma non lo svantaggio finanziario degli Stati membri altamente indebitati”. “Poiché gli alti premi sui titoli di Stato mettono in pericolo l’adeguatezza patrimoniale delle banche, una soluzione a metà non è abbastanza” e lascia mezza eurozona “relegata” allo stato di Paesi in via di sviluppo fortemente indebitati in valuta straniera. Soros avverte: “Invece del Fondo monetario internazionale, la Germania sta agendo come capomastro nell’imporre la disciplina fiscale. Ciò provocherà tensioni che potrebbero distruggere l’Unione europea”.

Il piano caldeggiato da Soros “è complicato, ma legalmente e tecnicamente solido”, sostiene il finanziere. Le autorità lo hanno respinto, preferendo il Lrto (Long term Refinancing Operation). “La differenza tra i due progetti è che il mio darebbe sollievo immediato a Italia e Spagna, mentre il Ltro permette alle banche italiane e spagnole di fare un arbitraggio molto redditizio e praticamente senza rischi ma ha lasciato i titoli di Stato sull’orlo del precipizio”, anche se gli ultimi giorni hanno portato un po’ di sollievo.

La proposta di Soros consiste nell’usare la European Financial Stability Facility e lo European Stability Mechanism per assicurare la Bce contro il rischio di insolvenza di nuovi titoli di Stato emessi da Italia e Spagna che essi potrebbero comprare dalle banche commerciali. In tal modo, Italia e Spagna sarebbero in grado di rifinanziare il loro debito a tassi vicini al tasso di depositi della Bce, oggi dell’1% sulle riserve obbligatorie.

Per l’Italia, il costo medio di indebitamento scenderebbe al di sotto del’attuale 4,3%. Soros fa intravvedere uno scenario roseo: “Gradualmente ritornerebbe la fiducia, i rendimenti sui titoli calerebbero, le banche non sarebbero più penalizzate per il fatto di possedere titoli di Stato e l’Italia riacquisterebbe accesso al mercato a tassi d’interesse più ragionevoli”.

Un’obiezione è che ciò ridurrebbe la maturità del debito italiano e spagnolo. Secondo Soros ciò sarebbe invece un vantaggio perché terrebbe i governi “al guinzaglio”: “In Italia, scoraggerebbe Silvio Berlusconi dal rovesciare Mario Monti – se innescasse le elezioni sarebbe punito dagli elettori”.

Soros sostiene che la sua proposta rispetta la lettera e lo spirito del Trattato di Lisbona. La Bce non favorirebbe prestiti aggiuntivi da parte degli Stati membri, “ma permetterebbe loro semplicemente di rifinanziare il debito a costi minori”. Insieme, la Bce e l’Efsf farebbero quello che la Bce non può fare da sola: agire come “prestatore d’ultima istanza”. E ciò darebbe un sollievo temporaneo, in attesa che gli Stati membri trovino una soluzione duratura.

“Per la prima volta in questa crisi – sottolinea Soros – le autorità europee avvierebbero un’operazione con risorse più che sufficienti”. Sarebbe “una sorpresa positiva per i mercati”, che cambierebbero umore.

Contrariamente a quanto si argomenta attualmente, la soluzione a lungo termine “deve fornire uno stimolo” per fare uscire l’Europa dal circolo vizioso deflazionista: le riforme strutturali da sole non bastano. “Lo stimolo deve venire dall’Ue perché i singoli Paesi saranno sotto una rigida disciplina di bilancio”. Lo stimolo “dovrà essere garantito in solido – e ciò significa eurobond in una forma o nell’altra”.

Il monito di Soros – “L’eurocrisi potrebbe distruggere l’Ue” – fa titolo sul Guardian, che parla di “duro attacco” del finanziere miliardario all’inettitudine dei policy maker europei.

La necessità degli eurobond sostenuta da Soros è in evidenza sul Wall Street Journal, mentre il magazine Time parla di “confronto” a Davos tra Merkel e Soros.

“La Germania ha sbagliato tutto fin dall’inizio”, titola Les Echos nel suo blog in diretta da Davos.

C’è particolare attenzione sulla stampa spagnola, visto che la Spagna, insieme all’Italia, sarebbe direttamente interessata dal piano di Soros. El Mundo: “Soros chiede un piano per salvare Spagna e Italia da un’eventuale insolvenza”; El Economista: “L’austerità imposta da Berlino farà esplodere Spagna e Italia”; Expansión: “Soros sostiene che Spagna e Italia debbano rifinanziare il loro debito con titoli all’1%”.

Il Sole 24 ORE – Finanza e Mercati

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-01-26/soros-come-allontanare-precipizio-142923.shtml?uuid=AatT8miE

Giorno della memoria
 
 
 
 
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