from  www.bastacartelloni.it

Dopo le mura aureliane, Roma diventerà nota per un altro tipo di fortificazioni

 

Qui siamo in viale Tirreno. Questa parete monstre è stata appaltata ad un’unica ditta. Otto cartelloni 4×3, per un totale di 96 metri quadri senza il minimo senso del decoro. Lo sfondo verde, diventato una lavagna per i graffitari, ricorda certe città subsahariane più che una capitale europea.

E le altre ditte sono rimaste a guardare? Noooooo! Ecco come hanno murato la stazione Trastevere. Una barriera impenetrabile al bello, al verde, all’architettura, all’armonia!

 

Il minimo dubbio che intorno a questa stazione ci sia sovraffollamento non assale nessuno in Campidoglio? Queste mura sono degne di Roma e della sua storia?

Art.81 e Fiscal Compact: due proposte

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Le elezioni in Francia e  in Grecia hanno ravvivato il dibattito sull’ instabilità politica  e sulle sue conseguenze economiche. Negli ultimi 12 mesi, a seguito di elezioni o di crisi politiche, è cambiato il governo anche in  Slovacchia, Italia, Paesi Bassi, Slovenia, Belgio , Portogallo e Spagna. Ciò potrebbe ripetersi in altri  paesi , soprattutto se il blocco avverso all’ austerity raccoglierà un ulteriore e diffuso sostegno politico.  La rimonta dei partiti estremistici non può che esacerbare una situazione economica e finanziaria già fragile.

Nonostante la protesta espressa nelle urne, però, le decisioni politiche continuerà a prenderle un gruppo ristretto di persone. Questa discordanza acuirà le tensioni e porterà a una richiesta di revisione dell’ impalcatura politico-istituzionale dell’ Europa, immutata dal 2002.

(…)

Ora viviamo un paradosso: la Commissione  Europea , che é guidata da tecnocrati, influenza fortemente  le decisioni politiche a lungo termine, mentre  gli establishment politici nazionali devono occuparsi di applicare le normative e di fare accettare ai cittadini progetti ispirati  da contesti sovrannazionali.

(…)

Per creare una politica europea … occorre  più potere decisionale a livello nazionale e una maggiore partecipazione democratica alle istituzioni  dell’ Unione.

Il lancio di una nuova convenzione europea per riformare le istituzioni della Ue e dell’ eurozona costituirebbe oggi una decisione politica coraggiosa …

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L’intero articolo su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1F035K

* Diego Valiante – ricercatore del think tank CEPS a Bruxelles


L’intera intervista su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1F02SY

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D. Ma non è disposta a rinegoziare il Fiscal compact. Tuttavia, considerato il difficile contesto, non pensate sia il caso di valutare la possibilità di implementarlo con un Growth compact?

“ Il Fiscal compact è un  patto chiuso. E’ stato accettato e firmato da 25 Paesi. Tre di questi lo hanno  già ratificato nella versione originale. Il che non ci impedisce di parlare anche di piani di crescita”.

D. Da legare al Fiscal  compact ?

“Sarà cruciale che i prossimi consigli europei si concentrino anche sul tema della crescita . (…)

D. La Francia ha un nuovo  presidente che, a differenza di Nicolas Sarkozy, sembra più sensibile a questi temi.

 “Il presidente Francois Hollande porterà al tavolo comune le sue idee alle quali si aggiungeranno quelle della Commissione che farà le proposte per completare il quadro. Da  una parte abbiamo il pilastro delle sane politiche fiscali  come stabilito dal Fiscal compact, dall’altra  avremo il pilastro della crescita che sarà affrontato in via preliminare già il 23 maggio, quando ci incontreremo per un meeting  informale del consiglio”.

(…)

“Siamo una comunità tenuta insieme non solo da una singola valuta, ma anche da valori comuni. (…) “

(…)

“ … noi 500 milioni di europei possiamo essere fieri di quello che abbiamo raggiunto e del fatto che siamo uniti quando un Paese è in difficoltà. Non vedo proprio come si possa dire che l’idea di Europa si è persa per strada. “

D. Forse la Grecia in difficoltà tutto questo calore non lo sente.

“Il fatto di essere uniti e solidali non vuol dire ignorare l’obbligo di fare i compiti a casa con rigore e costanza. Mi creda, l’idea europea resta  comunque il principio guida alla base della solidarietà reciproca che nei momenti cruciali non è mai mancata e non mancherà”.

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L’intera intervista su:

http://www.soldionline.it/notizie/economia-politica/merkel-non-lascio-la-grecia-al-suo-destino-mf

 

 


(…) Il risultato delle elezioni amministrative, con la  conferma dell’elevata disaffezione  degli elettori per gli attuali partiti, rende sempre  più indispensabile l’approvazione di una nuova legge  elettorale, che quantomeno ripristini la possibilità per i  cittadini di scegliere i loro rappresentanti.  (…)  Libertà e Giustizia ritiene questo passaggio una vera e propria precondizione per riavere un Parlamento all’altezza della “disciplina ed onore” richiesti dalla Costituzione  …

… il Parlamento attuale e i cittadini sono distanti l’uno dagli altri, quanto forse non è mai accaduto nei trascorsi decenni  di vita repubblicana.

In questa  condizione … non è pensabile che i partiti in Parlamento  si arroghino il compito  di intervenire sulle strutture  istituzionali del paese  modificando la Costituzione,  addirittura puntando a ottenere  quella maggioranza dei  due terzi che impedirebbe il ricorso al referendum confermativo. 

(…) 

la riforma della Costituzione – prima  ancora che se ne discutano  i contenuti – comporta  un esercizio di sovranità che  necessita d’un Parlamento in  sintonia con i cittadini… pienamente legittimato  dal voto popolare,  espresso secondo una legge elettorale accettabile, che  non faccia a pugni con la democrazia.

L’ intero appello  su:

http://www.libertaegiustizia.it/2012/05/15/si-alla-riforma-elettorale-no-alla-riforma-della-costituzione/

e su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1F010Q

Alemanno alla marcia contro l'aborto


 

La  lettera e la risposta  su:

 http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/82d57ce59c3df6a1c7400e75c6b3f151.pdf

 

 

 


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La speranza è che Berlino intuisca che la sua non è leadership, ma paura di cambiare paradigmi.

(…)
Può darsi che la secessione greca sia inevitabile, come recita l’articolo di fede, ma che almeno sia fatta luce sui motivi reali: se c’è ineluttabilità non è perché il salvataggio sia troppo costoso, ma perché la democrazia è entrata in conflitto con le strategie che hanno preteso di salvare il paese. Nel voto del 6 maggio, la maggioranza ha rigettato la medicina dell’austerità che il Paese sta ingerendo da due anni, senza alcun successo ma anzi precipitando in una recessione funesta per la democrazia

(…)

Tsipras non vuole uscire dall’Euro, né dall’Unione. Chiede un’altra Europa, esattamente come Hollande. Sa che l’80 per cento dei greci vuol restare nella moneta unica, ma non così: non con politici nazionali ed europei che li hanno impoveriti ignorando le vere radici del male: la corruzione dei partiti dominanti, lo Stato e il servizio pubblico servi della politica, i ricchi risparmiati.

 Tsipras è la risposta a questi mali  -  l’Italia li conosce  -  e tuttavia nessuno vuol scottarsi interloquendo con lui. Neanche Hollande ha voluto incontrare il leader di Syriza, accorso a Parigi subito dopo il voto.

E avete mai sentito le sinistre europee, che la solidarietà dicono d’averla nel sangue, solidarizzare con George Papandreou quando sostenne che solo europeizzando la crisi greca si sarebbe trovata la soluzione?   Chi prese sul serio le parole che disse in dicembre ai Verdi tedeschi, dopo le dimissioni da Primo ministro? “Quello di cui abbiamo bisogno è di comunitarizzare il nostro debito, e anche i nostri investimenti: introducendo una tassa europea sulle transazioni finanziarie, e sulle energie che emettono biossido di carbonio. E abbiamo bisogno di eurobond per stimolare investimenti comuni”. L’idea che espose resta ancor oggi la via aurea per uscire dalla crisi: “Agli Stati nazionali il rigore, all’Europa le necessarie politiche di crescita”.

La parole di Papandreou, ascoltate solo dai Verdi, caddero nel vuoto: quasi fosse vergognoso oggi ascoltare un Greco.

 (…)

 Il non-detto dei nostri governanti è che la cacciata di Atene non sarà solo il frutto d’un suo fallimento. Sarà un fallimento d’Europa, una brutta storia di volontaria impotenza. Sarà interpretato comunque così. Non abbiamo saputo combinare le necessità economiche con quelle della democrazia

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 L’intero articolo su:

http://www.repubblica.it/politica/2012/05/16/news/spinelli_commento-35233049/?ref=HREA-1

 

Manifestazione contro il terrorismo A raccolta attraverso Facebook   Per capire  quanto i terroristi, neobrigatisti o anarcoidi che dir si voglia, siano sideralmente lontani dalla classe operaia che vorrebbero far insorgere, bisogna venire qua, a Campi, periferia industriale di Genova, davanti ai cancelli di Ansaldo Energia. Due ore di sciopero simbolico e presidio silenzioso, “perché non c’è niente da dire, solo testimoniare la nostra solidarietà all’ ingegner  Roberto Adinolfi e la nostra totale estraneità alla violenza e alla barbarie” .

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L’intero articolo su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1EWVKI

 

 

 

Marco Zatterin – BRUXELLES, NOVE GIORNI PER SALVARE  L’EUROPA

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Il filosofo Edmund Burke, riflettendo sulla rivoluzione francese, scrisse nel 1790: “ Lo Stato che non ha i mezzi per introdurre cambiamenti, non ha i mezzi per assicurare la propria conservazione”. La sfida che l’Europa deve affrontare  nelle prossime settimane è la stessa: c’è una crisi ai piani alti del potere, uno scollamento dei cittadini e un’insurrezione euroscettica (democratica, comunque) che si manifesta nelle urne. Hollande ha vinto le elezioni proponendo una nuova rotta, la Merkel le ha perse con la vecchia. Serve un piano per conservare l’Europa. Nei prossimi nove giorni vedremo se la paura del tracollo sortirà il miracolo. Il tempo sarà davvero tiranno.

 L’intero articolo su.

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=1EWUS2

 

 Alessandro Merli- Marco Moussanet – MERKEL PIU’ DEBOLE RICEVE HOLLANDE –

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Il primo test arriva subito. Stasera a Berlino, primo vertice franco-tedesco con il nuovo presidente Francois Hollande. Un incontro che servirà … per cominciare a delineare i contorni dell’ inevitabile compromesso sul tema austerità-crescita; forse un’appendice al fiscal compact, che consenta a entrambi di cantare vittoria. Tanto più che sui quattro  aspetti presentati da Hollande come fondamentali

 (   project bond per finanziare programmi infrastrutturali,

    più risorse alla Bei,

    sblocco dei fondi strutturali inutilizzati e

    tassa sulle transazioni finanziarie)

non ci sono contrapposizioni tra Parigi e Berlino. Per la Germania tuttavia, il rilancio della crescita continua a passare soprattutto dalle riforme strutturali, una volta garantito comunque il rigore di bilancio.

La signora Merkel è certamente sotto pressione, anche perché per far passare il fiscal compact nei due rami del Parlamento con la maggioranza richiesta dei due terzi ha bisogno del sostegno dell’ opposizione dei socialdemocratici e verdi. E questa, galvanizzata dal voto francese e ora soprattutto del Nordreno-Westfalia, ha intenzione di esigere un prezzo in termini di misure per la crescita. Non è un caso che i leader della Spd abbiano fissato una conferenza stampa per stamattina, a poche ore dall’ incontro Merkel-Hollande, per annunciare le proprie richieste.

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 L’intero articolo su:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-15/merkel-debole-riceve-hollande-063925.shtml?uuid=AbNRgjcF

 

 

from  La Repubblica siamo noi

     Ambasciatore  Michael H. Gerdts,

come molti cittadini Italiani ed Europei siamo preoccupati per come alti rappresentanti del suo Governo sottovalutino le conseguenze dell’uscita della Grecia dall’Europa.

I prestiti concessi a questo Paese sono sottoposti a condizioni insostenibili, che hanno provocato povertà, sofferenza,  frustrazione.

Inoltre, in questo piccolo Stato da dove proviene  il gene della nostra Democrazia, l’esasperazione diffusa viene strumentalizzata da formazioni neo-naziste e da cellule  violente di anarchici.

Eppure, c’è chi ha dichiarato che “l’uscita della Grecia dall’Europa non sarebbe un problema”.

Ambasciatore Gerdts, noi non siamo d’accordo.

L’Europa – la “nostra” Europa – non può rimanere inerte davanti alla cancrena  sociale di un’intera nazione, per poi giustificarne  l’amputazione.

Dobbiamo salvare la Grecia, darle più opportunità di recupero.

Ma soprattutto, farle sentire il sostegno di una Comunità che è più di una moneta.

Sappiamo che la Germania gioca un ruolo molto importante in questa complicata partita. Per questo le chiediamo di trasmettere al suo Governo la nostra richiesta pressante, affinché sia riconsiderata con maggiore apertura ogni possibilità di recupero e permanenza della Grecia nella nostra Europa.

Se questo non avverrà, vorrà dire che l’Europa non ha resistito alla sua prima vera prova, perché non crediamo più a questo progetto come i  nostri padri.

Se questo avverrà, potremo dire di aver iniziato finalmente a costruire un’Europa vera - politica – perché abbiamo saputo superare uniti questa dura prova.

Con amicizia e passione per l’Europa.

 

Libertà e Giustizia di Roma

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