Crisi Finanziaria In Europa

…  il premier Mario Monti si è dichiarato fiducioso, e non “disperato” nei confronti dell’Italia …. Però avrebbe buon motivo per essere disperato nei confronti dell’ Europa, data l’inettitudine dimostrata nella gestione di questa lunga e sofferta  crisi. L’ultima zappa sui piedi  l’ Europa se l’è data ieri, con lo spettacolo di una corsa contro il tempo in una teleconferenza-fiume per cercare di osservare il termine, di 10 giorni, che lei stessa si era imposta per la messa a disposizione di risorse supplementari per l’Fmi fino a 200 miliardi di euro.  Ancor prima della riunione, il Regno Unito…, si era tirato fuori, mentre la Bundesbank sosteneva che non vi era urgenza.   … i massimi gestori della crisi si mostrano sordi alla gravità del momento. Gravità, sia chiaro,  che  riguarda tanto la Germania quanto il resto dell’Europa.  (…)

L’inadeguatezza della risposta europea scaturisce da un vizio di fondo che ha segnato l’intera gestione della crisi.  Il vizio che si è lasciata  la gestione interamente in mano ad accordi di vertice tra politici, piuttosto che delegarla alle istituzioni comunitarie, Commissione  Europea in testa. Nel gergo di Bruxelles, si è cioè preferito  privilegiare un approccio  intergovernativo piuttosto che il metodo comunitario. Ne consegue un ruolo primario di politiche nazionali piuttosto che l’espressione di un più alto interesse comune e sovranazionale.  (…)  Di questo si è avuto ampia  riprova nel risultato monco dell’ ultimo vertice del 9 dicembre.  …  Monti ha enfatizzato che avrebbe “preferito un’ impostazione totalmente comunitaria”  ma …”questo non è stato possibile”…

Quali sono le conseguenze nefaste di un approccio prettamente intergovernativo? … parecchie; ci limiteremo a ( elencarne ndr) quattro.

Primo, una continua cacofonia nella comunicazione, con ogni ministro che tira acqua al proprio mulino nazionale, alimentando  la sfiducia degli investitori e, sia detto, anche dei cittadini nei confronti del progetto europeo. (…)

Secondo, la creazione di strumenti finanziari- quali il fondo  Efsf- che sono loro stessi intergovernativi piuttosto che comunitari. L’ Efsf non gode infatti di un capitale permanente (on call), ma fa affidamento sugli impegni dei singoli Stati… cosicché un declassamento… di uno dei … membri… ridurrebbe lo stesso fondo alla paralisi operativa.

Terzo effetto deleterio… risiede  nel trattamento della crisi bancaria. Questa crisi, sorella gemella della crisi del debito sovrano, investe l’intera zona  euro, con evidenti aspetti transnazionali. Eppure la vigilanza resta in mani nazionali. Ha ben detto  Lorenzo Bini Smaghi nella sua intervista di commiato… “ lascio la Bce con una ancora più forte convinzione di quella che avevo arrivandoci, condivisa peraltro allora dal mio predecessore, Tommaso Padoa Schioppa, che ci vuole una vigilanza più accentrata nell’ area euro”.

E, da ultimo questa preminenza dell’ ottica nazionale, mettendo in risalto i contrasti all’ interno dell’ Eurozona, espone anche la fragilità di una valuta che è la creatura di questi stessi 17 Stati, tuttora pienamente autonomi e per di più divisi tra di loro.   (…)

 Ma  la disperazione non è sentimento costruttivo: l’Italia continui a fare i suoi compiti, passando ora  decisamente al capitolo crescita, e il premier Monti continui a spingere … in sede europea a favore del metodo comunitario. Con tenacia su entrambi questi fronti, si può sperare che tutti (Bce compresa) comprendano che è questa l’unica via di uscita, per tutti. (…)

 

L’intero articolo su:

 

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=18GEGH

Sorry, the comment form is closed at this time.

© 2012 Circolo di Roma Suffusion theme by Sayontan Sinha