La Cgil: requisiti troppo restrittivi, l´83% dei fondi non è stato utilizzato. Il sostegno doveva essere di 200 euro al mese, ma la maggior parte non ha potuto prenderli
ROMA – Dovevano aiutare i precari rimasti senza lavoro. Dovevano garantire che «nessuno venisse lasciato solo», come aveva promesso il precedente governo. Non si parla di cifre sbalorditive, più o meno il sostegno doveva aggirarsi sui 200 euro al mese. Il guaio è che molti precari non hanno intascato nemmeno quelli: la possibilità di accedere all´indennità una tantum – prevista per i cocopro rimasti senza occupazione fra il 2009 e il 2011 – scade a fine anno, fra poche settimane, ma l´83 per cento dei fondi non è ancora stato utilizzato. Troppe le domande non ammesse, troppo restrittivi i requisiti richiesti: «Più che un aiuto è stata una presa in giro», commenta la Cgil.
Le cifre fornite dal sindacato (dati aggiornati allo scorso ottobre) parlano da sole. Le due leggi che hanno prima varato, poi prolungato l´una tantum che doveva assicurare un aiuto ai precari (solo ai collaboratori a progetto, in verità, requisito che già escludeva i precari del settore pubblico che sono considerati cococo, collaboratori coordinati continuativi) hanno partorito il topolino. Il sostegno copre il periodo che va dal 2009 al 2011: ad ottobre, delle 42.550 domande finora presentate solo 13.197 sono state ammesse, il tasso di bocciatura ha raggiunto il tetto del 69 per cento. Dei 200 milioni di euro che il governo aveva stanziato per il triennio, a poche settimane dalla scadenza ne vengono distribuiti solo 34.
L´assegno è modesto: la una tantum annua media distribuita è stata di 1.646 euro per il 2009, di 2.948 per il 2010 e di 2.837 euro per il 2011 (per il 2010 e il 2011 la somma da erogare deve corrispondere al 30 per cento del reddito percepito l´anno precedente, comunque non più di 4000 euro). Poca cosa, ma meglio di niente per chi non ha altre entrate.
Il progetto, dunque, non ha funzionato. Perché? «I requisiti richiesti erano tali da escludere la maggioranza del lavoro precario», spiega Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. La legge prevede che a presentare domanda possano essere solo i cocopro ex-titolari di un lavoro monocommittente; il reddito dell´anno precedente deve essere non superiore ai 20 mila euro e non inferiore ai 5 mila; il contratto deve essere scaduto da almeno due mesi, ma devono risultare versati almeno 3 mesi di contributi nell´anno precedente e uno in quello di corso. Uno slalom difficilissimo che ha lasciato per strada la grande maggioranza di chi ci ha provato. «Chiedere la monocommittenza già significa escludere buona parte dei precari, visto che i collaboratori, spesso, operano su più progetti», commenta Fammoni. «Stabilire tetti di reddito minimi significa escludere i lavoratori che più hanno bisogno e gran parte delle donne. Per non parlare dell´abbandono a priori degli statali». Ora, chiede Fammoni, il nuovo governo ha la possibilità di rimediare almeno in parte al fallimento. Ci sono più di 165 milioni si spendere: spendiamoli, chiede. «Quei soldi immessi nel calderone della finanza pubblica non basterebbero certo a sanare il buco dei nostri conti, ma distribuiti a chi ha perso lavoro darebbero almeno la sensazione di non essere stati abbandonati. I fondi restanti basterebbero a coprire tutte le domande presentate e ad aprire il sostegno anche ai cococo. Tanto più che il governo Berlusconi, prima di andarsene, ha fatto in tempo a decidere che il rilancio dell´apprendistato sia coperto con un punto di contribuzione in più versato da cococo e cocopro. Lavoratori che non hanno diritto all´indennità di disoccupazione e spesso nemmeno all´una tantum: una
condizione inaccettabile».
- le misure di cui tratta l’articolo sono quelle previste a tutela del reddito dal cosiddetto “pacchetto anticrisi” varato dal Governo con la legge 2/2009 e con la legge 33/2009. sostegno a famiglie,lavoro occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale” (ndr)
Sabato 3 dicembre
Crisi, precari, donne e Sud al centro dell’assemblea Cgil
La riunione straordinaria dei delegati a Roma: “Rimettiamo al centro il lavoro per ricostruire il paese”. I temi sul tavolo: tagli alla p.a. e aziende in crisi, licenziamenti e giovani.”Ridurre le 40 forme contrattuali introdotte del centrodestra”
» “ I salari dei giovani fermi a decenni fa“ Lo dice il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, al congresso dell’Aimmf, l’associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, in corso a Catania.
” L’assemblea del 3 dicembre sarà l’occasione per chiedere al governo Monti di rilanciare la lotta al precariato, coltivare il lavoro stabile, tutelato e formato come base per il progresso e la coesione sociale. A partire proprio dalla razionalizzazione delle forme contrattuali.”
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