Torna “L’affaire Dreyfus”, il celebre pamphlet del romanziere francese, atto di nascita dell’impegno intellettuale. Il simbolo di chi sposa una causa giusta rinunciando alla serenità e alla tranquillità. Per la prima volta la stampa ha un peso dirompente sull’opinione pubblica europea.  

Zola, perché il suo "j'accuse" è ancora un modello  NEI momenti insopportabili del quotidiano, quando le notizie ti raggiungono come prova oggettiva dell’impossibilità di poter vivere in un paese giusto, quando ti accorgi che la soluzione adottata dai più è abbandonarsi al livore o alla rassegnazione, ci sono pensieri che riescono a concedere una possibilità di soluzione. Qualcosa in più di un semplice conforto. Così almeno è per me. Queste pagine di Émile Zola, che dopo molti anni tornano a essere pubblicate in Italia, sono una sorta di preghiera, versi che reciti in silenzio, a mente, che la memoria ti restituisce proprio quando servono a confortarti e non perdono bellezza mai, anche a ripeterli infinite volte.

IL VIDEO DI SAVIANO 1

 “Ed è volontariamente che mi espongo. Quanto alle persone che accuso, non le conosco, non le ho mai viste, e non nutro contro di esse nè rancore nè odio. Per me sono soltanto entità e spiriti di malvagità sociale. E l’atto che compio oggi non è che un mezzo rivoluzionario per sollecitare l’esplosione della verità e della giustizia. Non ho che una passione, quella della chiarezza, in nome dell’ umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto ad essere felice“  (…) 

Dopo queste sue parole, si è potuto non condividere, ma non ignorare.Dopo la condanna  di Dreyfus, la sua famiglia con  l’aiuto di alcuni-pochi-intellettuali francesi, si mobilita per cercare di riaprire il processo, ma la svolta arriva … solo con la pubblicazione del J’ accuse  di Zola: un attacco frontale contro esercito e politica. Un testo breve  e conciso che  ripercorre la vicenda Dreyfus, individua responsabilità ed omissioni, con nomi e cognomi. 

… Zola viene condannato per vilipendio delle forze armate… e … decide per l’esilio a Londra, ma la breccia è aperta … e la  Corte di Cassazione accoglie la richiesta di revisione del processo a carico di  Dreyfus perchè risulta evidente che l’affaire non è stato un errore giudiziario, ma una macchinazione ordita per trovare un  capro espiatorio. (…)  … solo nel 1995- 60 anni dopo !– l’esercito francese ammetterà definitivamente la sua innocenza. (…)

….  quelle parole …, necessarie per Dreyfus e la Francia, lo diventano universalmente per chiunque sconti l’aggressione del potere. Perchè anche le nostre notti non siano “ossessionate dallo spettro dell’innocente che espia laggiù, tra le più atroci torture, un crimine che non ha commesso”.

 

L’intero articolo su:

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/11/18/news/lezione_zola-25199015/?ref=HREC2-3

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