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Stralcio tratto da : “LA PROTESTA GLOBALE” di Joseph Stiglitz-
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I dimostranti spagnoli e quelli degli altri paesi hanno ragione a essere indignati: hanno di fronte un sistema nel quale i banchieri sono stati salvati, mentre coloro cui essi facevano la predica sono stati lasciati ad arrangiarsi da soli. Peggio ancora, quei banchieri sono seduti oggi nuovamente alle loro scrivanie e portano a casa dei bonus che la maggior parte delle persone che lavorano possono solo sperare di guadagnare in una intera vita lavorativa, mentre per i giovani che hanno studiato con impegno e attenendosi alle regole non ci sono prospettive di un lavoro soddisfacente. (…)
Il contrasto tra una democrazia iper-regolamentata e un sistema finanziario non regolamentato non è passato inosservato. I manifestanti … Hanno ragione a sostenere che nel nostro “sistema” ci sono delle cose che non vanno. In tutto il mondo, a fronte di risorse sottoutilizzate ci sono bisogni enormi non soddisfatti, come la lotta alla povertà, la promozione dello sviluppo e un adattamento dell’ economia all’ esigenza di combattere il riscaldamento globale, tanto per nominarne solo qualcuno. (…) Su un livello, chi oggi scende nelle piazze chiede poco: la possibilità di usare la propria capacità, il diritto a un lavoro decente e a una retribuzione decente e un’economia e una società più giuste. La loro speranza è di tipo evoluzionistica, non rivoluzionaria. Su un altro livello invece si chiede molto: una democrazia nella quale contino le persone e non i dollari e un’economia di mercato che dia i risultati promessi.I due livelli sono correlati: come abbiamo visto, senza regolamentazione i mercati generano crisi economiche e politiche, mentre lavorano correttamente solo quando operano all’ interno di un appropriato quadro normativo. Questo quadro può essere solo costruito in una democrazia in grado di riflettere gli interessi generali e non solo gli interessi dell’ 1 per cento. (…)
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http://triskel182.wordpress.com/2011/11/09/%E2%80%9Cla-protesta-globale%E2%80%9D-joseph-stiglitz/
Stralcio tratto da: “COME RIFORMARE IL CAPITALISMO” di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini
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Il termine (riforma ndr) si è inflazionato. Riforme dovrebbero essere quelle che cambiano la struttura di un sistema, non quelle che ne modificano i parametri, come l’età pensionabile o il livello della contrattazione salariale. L’accento sulle cosiddette riforme è posto tutto sulla contrazione dei costi e in particolare di quelli del lavoro (…)
Ora non c’è dubbio che interventi di modernizzazione e di razionalizzazione siano opportuni. Ma è assai dubbio che si traducano in un forte stimolo alla crescita nel tempo breve, anzi brevissimo, di cui disponiamo. (…)
La questione fondamentale per suscitare la crescita, dunque, è la “domanda”. Ma come attivarla? Uno dei pilastri per ottenere un’espansione della domanda è rappresentato da un piano di investimenti pubblici nelle infrastrutture e nella riconversione ecologica dell’ economia. (…)
Inoltre, è di cruciale importanza rovesciare le convinzioni dominanti che considerano i redditi da lavoro come gravami da minimizzare piuttosto che fattori di benessere da promuovere : come vincoli e non come obiettivi. Il fatto è che è proprio nel mostruoso aumento delle disuguaglianze sta l’origine della crisi attuale. Alle origini della crisi americana, trasmessa poi all’ Europa, c’è un colossale indebitamento generato dalla necessità di evitare la contrazione della domanda associata alla stagnazione dei salari. Quelle disuguaglianze oggi non si sono ridotte ed anzi sono state accentuate dallo spostamento del debito privato su quello pubblico e quindi alla necessità di tagliare le prestazioni sociali per far quadrare i conti. E le agenzie di rating che avevano tranquillamente garantito i conti di imprese fallimentari oggi non si stanno facendo scrupoli nel declassare gli Stati in difficoltà.
La verità è che nel capitalismo finanziario il problema cruciale è quello della distribuzione della ricchezza. (…)
Ma quale crescita dobbiamo avere in mente nel periodo attuale ? (…)
… dobbiamo puntare su di un’economia della sostituzione e dell’efficienza … Cioè dobbiamo impegnarci verso la costruzione di un’economia in cui il prodotto totale non continui ad espandersi indefinitamente ma … punti invece su uno sviluppo di qualità. Una più equa distribuzione del reddito e una produzione ecologicamente più equilibrata: ecco le vere riforme di un capitalismo che ci sta trascinando verso un’età dei torbidi.
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