ministero del Lavoro e delle politiche sociali: Elsa Fornero

“… il discorso di un alleggerimento della tassazione sul lavoro  … verrebbe finanziato con un aumento delle aliquote Iva.  Si parla di uno o due punti in più per quella al 21% : le maggiori entrate sarebbero di 4,4 miliardi se arriva al 22% oppure  di 8,8 miliardi nel caso si decidesse di elevarla al 23%. Non è escluso un mini ritocco (mezzo punto o un punto) dell’aliquota intermedia del 10%. Il tutto avverrebbe con un decreto, all’ interno del quale ci dovrebbe essere anche la stretta, in funzione anti-evasione e anti-riciclaggio, sull’ utilizzo del contante: la soglia della tracciabilità sarà abbassata a 300-500 euro.

Con le risorse recuperate, il governo pensa di diminuire la forbice del cuneo fiscale, ovvero il divario tra il costo del lavoro a carico delle imprese e la retribuzione netta in busta paga. D’altronde si tratta di una tendenza comune in Europa. (…)  Secondo le rilevazioni Ocse, nel 2010 il cuneo fiscale per un salario medio in Italia è al 46,9% rispetto al  34,9% di media dei Paesi che fanno parte dell’ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il peso del fisco nelle buste paga di spagnoli ( 39,6%), degli inglesi (32,7%) per non parlare degli americani (29,7%) è di gran lunga inferiore a quello nelle buste paga degli italiani. (…)

 

L’intero articolo su:

http://www.filtabruzzo.it/filt/_rassegna_dett.asp?ID_notizie=30780

In  arrivo un aumento dell’ Iva per alleggerire le tasse in busta paga” di gi.fr- Il Messaggero- 30 novembre 2011 

 

Sulla questione tasse vedi anche :

http://www.libertaegiustizia.it/2011/11/29/siamo-contenti-di-pagare-le-tasse-2/#comments

 Lucio Magri, l'addio della politica tra cordoglio e polemiche 
Maria Coscioni: ” Spero che la vicenda umanissima di Lucio Magri, che ha deciso di non soffrire più , e ha posto fine al suo dolore, sia insegnamento”-

Ignazio Marino: ” A Lucio Magri è dovuto un rispettoso silenzio, ci sono luoghi della nostra coscienza intorno ai quali nessuno deve permettersi di esprimere giudizi. Ma adesso non dividiamoci: il tifo da stadio non è giustificabile di fronte alla fragilità umana”.

Mina Welby:  se “Lucio Magri ha scelto di morire, vuol dire che considerava la sua depressione senza via d’uscita e la scelta dell’ individuo è l’unica cosa che conta”.

Beppino Englaro, ricordando come nel caso di Eluana, ciò che vale “è solo e sempre il primato della coscienza personale”.

Domanda a Valentino Parlato : Lei difende il diritto al suicidio ?

” Sì, se uno è padrone della vita è anche padrone della sua fine. Nella Costituzione non c’è scritto che tutti i cittadini hanno il dovere di campare finchè morte naturale non li fulmini”. ( frase tratta dall’ Intervista a Valentino  Parlatdi Simonetta Fiori  su la Repubblica- 30 novembre 2011)

Michela Marzano ( stralcio da “Il senso della vita“-la Repubblica- 30 novembre 2011 ) :  ” Perchè non esiste un “diritto di morire”. Su questo punto non ci sono dubbi. Ce lo ha recentemente ricordato anche la Corte  europea dei Diritti dell’ Uomo. Ma non esiste nemmeno un “dovere di far vivere”. Soprattutto quando una persona ha deciso altrimenti. Nei  Fratelli Karamazov, Dostoevskij scriveva: “Ama la vita più del senso, e anche il senso troverai” . Ma quando la vita non la si ama proprio più, come si fa a darle ancora un senso ?

Luca Telese-  ( stralcio da ” Lucio Magri, bello, comunista e intellettuale”- Il Fatto Quotidiano- 30 novembre 2011) …  Comunque vada e qualsiasi cosa si pensi, è morto con un gesto che ci interroga e riscrive un frammento del nostro costume. Ecco perchè questa scelta privatissima, al pari di quella impulsiva e ribelle di Mario Monicelli, già oggi dispiega la sua forza politica, il suo impatto dirompente su un’opinione pubblica attardata e cloroformizzata in medioevali dispute sul fine vita, nel cuore esangue di una sinistra che fatica a confrontarsi con l’idea della morte. Una idea oggi ridotta a puntello di piccole identità ideologiche nella contesa politicista fra i cosiddetti laici e i cosiddetti cattolici.

 

 P.S.- le frasi di M.A. Coscioni, Ignazio Marino, Mina Welby e Beppino Englaro sono  tratte dall' articolo di  Maria Novella De Luca  "L'ultima eresia di Lucio Magri, è polemica sul suicidio assistito"- la Repubblica- 30 novembre 2011

 

 

collectif-audit-citoyen-dette-publique.jpg

(…)

La crise, dont il faut rappeler qu’elle trouve son origine dans les délires de la finance, a évidemment

La  crisi, la cui origine , occorre ricordare ,  si trova  nei deliri  della finanza, ha evidentemente

gonflé la dette. Baisse des recettes fiscales dues à la récession, plan de relance pour éviter la dépression

gonfiato il debito.  Ricette fiscali dovute alla recessione, piano di rilancio per evitare la depressione

et, enfin, sauvetage des banques se sont combinés pour arriver à ce résultat.

e, infine, salvataggio delle banche si sono combinati  in modo tale da arrivare  a questo risultato.

Alors que faire maintenant pour empêcher les prophéties autoréalisatrices des marchés de se

Allora, che fare adesso per   impedire alle profezie  dei mercati di  concretizzarsi?

concrétiser ? Tout d’abord, il faut acter que les plans d’austérité, au-delà même de leur caractère

Innanzitutto,  occorre  prendere atto che i piani di austerità, al di là  dei loro fini inaccettabili , sono

socialement inacceptable, sont inutiles. Et c’est tout le paradoxe de la situation. Les marchés veulent

inutili. Ed è  il paradosso  di tutta la situazione . I mercati vogliono che i deficit pubblici

que les déficits publics soient réduits pour être sûrs que les Etats puissent payer la charge de la dette,

siano ridotti per essere certi che gli Stati possano  pagare il peso del  debito,

mais ils s’inquiètent du fait que les mesures prises vitrifient l’activité économique. Face à ces

ma si   preoccupano del fatto che le misure prese  ingessino l’attività economica. Di fronte a queste 

injonctions contradictoires, il ne sert à rien de vouloir rassurer les marchés, puisque plus on les

contraddizioni, non serve a niente voler rassicurare i mercati, poichè più si cerca di 

rassure, plus ils s’inquiètent. La seule solution est de sortir les Etats de leur emprise.

rassicurare, più  questi  si agitano. L’unica soluzione  è quella di  far uscire  gli Stati  dalla loro influenza.

Il faut, pour cela, tout d’abord européaniser et monétiser les dettes publiques. La BCE et les banques

Occorre per questo, prima di tutto europeizzare e monetizzare  i debiti  pubblici. La BCE e le banche

centrales nationales doivent pouvoir, sous contrôle démocratique, financer les Etats et les politiques

centrali nazionali devono poter,  sotto il  controllo democratico, finanziare gli Stati e le politiche

publiques européennes. Concernant le stock de la dette existant, un audit citoyen doit pouvoir

pubbliche europee. Per quanto concerne lo stock del debito esistente, un  audit (consulto)  cittadino  

déterminer la part de la dette qui est illégitime, et donc doit être annulée, et celle qu’il faudra

può stabilire la parte di debito che  è  illegittima, e dunque deve essere annullata, e quella  invece che

rembourser, la BCE pouvant dans ce cas la racheter. Les banques doivent être mises sous contrôle

occorrerà rimborsare, potendo, in questo caso,  la BCE ricomprarla. Le banche devono  essere poste

social afin qu’elles se tournent vers les financements de l’activité productive et la transformation

sotto controllo sociale per far sì che  rivolgano l’attenzione ai finanziamenti  dell’attività produttiva e  la 

écologique de la société. Enfin, il faut une réforme fiscale d’ampleur qui redonne des marges de

trasformazione ecologica della società. Infine, occorre un’ ampia  riforma fiscale che ridia  possibilità di 

manœuvre à l’action publique. Ces orientations supposent de rompre avec tout ce qui a fait

manovra all’ intervento pubblico. Questi orientamenti  presuppongono di rompere con tutto quello 

l’orthodoxie néolibérale de ces dernières décennies. Les mouvements sociaux qui commencent à

che ha  fatto l’ortodossia  neoliberale in questi ultimi decenni. I movimenti sociali che cominciano

secouer l’Europe devront l’imposer.

a scuotere l’Europa dovranno  imporlo. (…)

 

L’intero articolo  apparso su “Libération” il 3 novembre è  visibile sul sito del NPA – Nouveau parti anticapitaliste) :

http://www.npa2009.org/content/comment-sortir-les-etats-de-l%E2%80%99emprise-des-march%C3%A9s-financiers-paru-dans-lib%C3%A9ration-du-3

 

Crisi, precari, donne e Sud al centro dell'assemblea Cgil

La Cgil: requisiti troppo restrittivi, l´83% dei fondi non è stato utilizzato. Il sostegno doveva essere di 200 euro al mese, ma la maggior parte non ha potuto prenderli 

ROMA – Dovevano aiutare i precari rimasti senza lavoro. Dovevano garantire che «nessuno venisse lasciato solo», come aveva promesso il precedente governo. Non si parla di cifre sbalorditive, più o meno il sostegno doveva aggirarsi sui 200 euro al mese. Il guaio è che molti precari non hanno intascato nemmeno quelli: la possibilità di accedere all´indennità una tantum – prevista per i cocopro rimasti senza occupazione fra il 2009 e il 2011 – scade a fine anno, fra poche settimane, ma l´83 per cento dei fondi non è ancora stato utilizzato. Troppe le domande non ammesse, troppo restrittivi i requisiti richiesti: «Più che un aiuto è stata una presa in giro», commenta la Cgil.
Le cifre fornite dal sindacato (dati aggiornati allo scorso ottobre) parlano da sole. Le due leggi che hanno prima varato, poi prolungato l´una tantum che doveva assicurare un aiuto ai precari (solo ai collaboratori a progetto, in verità, requisito che già escludeva i precari del settore pubblico che sono considerati cococo, collaboratori coordinati continuativi) hanno partorito il topolino. Il sostegno copre il periodo che va dal 2009 al 2011: ad ottobre, delle 42.550 domande finora presentate solo 13.197 sono state ammesse, il tasso di bocciatura ha raggiunto il tetto del 69 per cento. Dei 200 milioni di euro che il governo aveva stanziato per il triennio, a poche settimane dalla scadenza ne vengono distribuiti solo 34.
L´assegno è modesto: la una tantum annua media distribuita è stata di 1.646 euro per il 2009, di 2.948 per il 2010 e di 2.837 euro per il 2011 (per il 2010 e il 2011 la somma da erogare deve corrispondere al 30 per cento del reddito percepito l´anno precedente, comunque non più di 4000 euro). Poca cosa, ma meglio di niente per chi non ha altre entrate.
Il progetto, dunque, non ha funzionato. Perché? «I requisiti richiesti erano tali da escludere la maggioranza del lavoro precario», spiega Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. La legge prevede che a presentare domanda possano essere solo i cocopro ex-titolari di un lavoro monocommittente; il reddito dell´anno precedente deve essere non superiore ai 20 mila euro e non inferiore ai 5 mila; il contratto deve essere scaduto da almeno due mesi, ma devono risultare versati almeno 3 mesi di contributi nell´anno precedente e uno in quello di corso. Uno slalom difficilissimo che ha lasciato per strada la grande maggioranza di chi ci ha provato. «Chiedere la monocommittenza già significa escludere buona parte dei precari, visto che i collaboratori, spesso, operano su più progetti», commenta Fammoni. «Stabilire tetti di reddito minimi significa escludere i lavoratori che più hanno bisogno e gran parte delle donne. Per non parlare dell´abbandono a priori degli statali». Ora, chiede Fammoni, il nuovo governo ha la possibilità di rimediare almeno in parte al fallimento. Ci sono più di 165 milioni si spendere: spendiamoli, chiede. «Quei soldi immessi nel calderone della finanza pubblica non basterebbero certo a sanare il buco dei nostri conti, ma distribuiti a chi ha perso lavoro darebbero almeno la sensazione di non essere stati abbandonati. I fondi restanti basterebbero a coprire tutte le domande presentate e ad aprire il sostegno anche ai cococo. Tanto più che il governo Berlusconi, prima di andarsene, ha fatto in tempo a decidere che il rilancio dell´apprendistato sia coperto con un punto di contribuzione in più versato da cococo e cocopro. Lavoratori che non hanno diritto all´indennità di disoccupazione e spesso nemmeno all´una tantum: una

condizione inaccettabile».

 

    • le misure  di cui tratta l’articolo  sono quelle previste  a tutela del reddito dal cosiddetto “pacchetto anticrisi” varato dal Governo con la legge 2/2009 e con la legge 33/2009. sostegno a famiglie,lavoro occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale” (ndr)

 

 

Sabato 3 dicembre

Crisi, precari, donne e Sud al centro dell’assemblea Cgil

La riunione straordinaria dei delegati a Roma: “Rimettiamo al centro il lavoro per ricostruire il paese”. I temi sul tavolo: tagli alla p.a. e aziende in crisi, licenziamenti e giovani.”Ridurre le 40 forme contrattuali introdotte del centrodestra”

» “  I salari dei giovani fermi a decenni fa“  Lo dice il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, al congresso dell’Aimmf, l’associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, in corso a Catania.

L’assemblea del 3 dicembre sarà l’occasione per chiedere al governo Monti di rilanciare la lotta al precariato, coltivare il lavoro stabile, tutelato e formato come base per il progresso e la coesione sociale. A partire proprio dalla razionalizzazione delle forme contrattuali.”

l’intero articolo sul sito:

http://www.rassegna.it/home/index.cfm

 

soldi

ROMA – La chiamata al portafogli ha funzionato, la mattina del 28 novembre il popolo del buono del Tesoro s’è destato. Una massa silenziosa ma efficiente: al Btp-day gli italiani hanno aderito eccome, comprandosi complessivamente 2,6 miliardi del debito pubblico italiano. La soluzione nazional-popolare alla crisi ha fatto breccia: se l’Italia arranca e per piazzare i suoi titoli di Stato deve alzare il rendimento l’idea dell’Abi è stata quella di vendere per un giorno (ma l’operazione sarà ripetuta il 12 dicembre) titoli di Stato senza commissione bancaria. Una mossa per rendere appetibile un prodotto già di per sé succoso con i tassi che, data la crisi, hanno Bot e Btp oggi. E’ stato insomma il ritorno del “Bot people”, il popolo affezionato ai titoli di Stato di casa nostra, così affidabili e con tassi più alti rispetto alla media e per questo così amati dagli italiani nel periodo d’oro degli anni Ottanta. Allora i rendimento viaggiavano tranquillamente anche al 18% anche se poi l’inflazione alta si “mangiava” una buona fetta dei margini di guadagno.

Il risultato, alla fine di questo 28 novembre, è che gli italiani, il “Bot people”, hanno acquistato titoli per 2,6 miliardi. Il Mot, il mercato dei titoli di Stato e delle obbligazioni, ha registrato un movimento triplo rispetto al solito. Secondo i primi dati la dimensione media dei contratti eseguiti è stata pari a 32.000 euro, ossia un dato nettamente inferiore alla cifra media registrata a novembre che è stata di 39.500 euro: in sostanza sono stati i piccoli risparmiatori a investire, insomma gli italiani che sono andati in Banca.

Investimento a basso rischio e con buoni margini di ricavi. Il default non è al momento all’orizzonte e tassi così alti non si vedevano da anni (sopra al 7%). Facendo due conti significa che se l’ipotetico signor Rossi investe 3.000 euro, a fine maggio se ne troverà 3.195. Se “scommette” 10.000 euro, gliene ridaranno 10.650. Con 20.000, se ne ritroverà 21.300 sei mesi dopo. E oggi il signor Rossi ha puntato soprattutto sul Bot al 31 maggio 2012 (247 milioni di euro) seguito dal Btp Agosto 2013 – 4,25% (137 milioni). Non solo, perché le banche hanno rinunciato alle commissioni, quantificabili in uno 0,3-0,5% del capitale investito.

Il 12 dicembre è previsto il “bis”. Per procedere all’acquisto bisogna recarsi in una banca che aderisce al Btp Day (nel sito dell’Abi c’è l’elenco): per chi ha già un deposito titoli non sono previste spese ulteriori. Ci saranno invece per i clienti che non hanno mai operato in titoli: dovranno aprire presso la propria banca un deposito titoli. Invece le spese e gli oneri, anche di natura fiscale, legati al deposito titoli non rientrano nell’iniziativa e restano a carico del cliente.

28 novembre 2011

tratto dal sito :

http://www.blitzquotidiano.it/economia/bot-people-btp-day-debito-italiani-1033772/

IL CASO BELGA-L’appello del primo ministro  Leterme  ai belgi   a sottoscrivere bond su:

  http://antoniopolliosalimbeni.blog.ilsole24ore.com/europa/2011/11/lettera-da-bruxelles-belgio-a-rischio-sanzioni-fa-appello-al-popolo-sottoscrivete-bond.html

http://img.fotocommunity.com/images/Giovani/Persone/colori-dautunno-a26415655.jpgLETTERA APERTA AL NEO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Egregio Presidente prof. Monti,

scriviamo la presente, prima di tutto, augurandoLe buon lavoro con l’auspicio che riesca a trovare le giuste soluzioni per il nostro Paese!
Ci rivolgiamo a Lei come neo Presidente del Consiglio di un Paese, il nostro, che come da Lei sostenuto ha davanti a sé anni difficili, di sacrifici, tagli, ma anche l’opportunità di rinascere, ridare a tutti, cittadini, famiglie, giovani, quella fiducia in un futuro (non troppo lontano) possibile, più giusto, democratico e sostenibile. Un futuro per il quale siamo disposti a fare sacrifici, ma che questi siano l’inizio di una ricostruzione verso un modello sostenibile, democratico, meritocratico, che spazi via i privilegi di pochi, e investa in formazione, ricerca, sviluppo e sostegno alle fasce più svantaggiate, in particolare alle persone disabili.
Apprezziamo la Sua volontà di ascoltare, in questa fase così importante e delicata, anche i giovani, convocando il Forum Nazionale dei Giovani, la piattaforma italiana di rappresentanza giovanile. Un’iniziativa del tutto nuova per l’Italia che speriamo sia il primo segno di una reale rottura con il passato che ci ha condotto alla situazione attuale e sia il primo passo per promuovere un effettivo cambiamento.
Le scriviamo in quanto giovani che vivono quotidianamente l’esperienza dell’impegno nella società civile in diversi ambiti; Le scriviamo per presentarLe l’idea del Paese che vorremmo, tenendo conto di quanto il cosiddetto “mondo dei giovani” sia complesso e variegato, fatto di tante realtà. Molti di noi partecipano all’attività di associazioni che fanno parte o hanno fatto parte del Forum Nazionale dei Giovani, molti non si riconoscono in un’Associazione specifica, in un gruppo organizzato o in un partito politico, altri fanno parte dei movimenti, alcuni nascono e sono espressione diretta di esigenze sociali.
Riteniamo che questo momento di crisi debba essere un’opportunità per l’Italia di rinascere e riconsegnare ai giovani non solo un’idea di politica “pulita”, ma anche una speranza concreta di futuro, dove sia l’uomo il centro di un sistema e non il contorno di un pasto troppo abbondante.
Abbiamo la consapevolezza di quanto l’attuale situazione non sia facile, non solo dal punto di vista economico ma anche, e soprattutto, per quanto riguarda il disagio sociale. Ma UN GOVERNO CHE NON CAPISCE IL FUTURO NON PUO’ CAMBIARE IL PRESENTE.
Per questa ragione, Presidente Monti, Le chiediamo di vestire, anche solo per un momento, i nostri panni, in questi anni in cui abbiamo solo sentito parlare e visto tagli alla formazione, al lavoro, ai diritti in particolare a quelli verso le persone disabili, alla tutela del territorio, alla sanità. Abbiamo quasi tutti una laurea in tasca e pochi con un posto di lavoro.
Il dissesto dei nostri territori sembra quasi la metafora della nostra società.
Ma avere ragione non ci basta più, vogliamo soluzioni alle nostre ragioni. Come dice Max Weber “Senza l’ambizione di risolvere i grandi problemi del mondo non si riuscirà a risolvere nemmeno i più modesti”.
Per questo Le chiediamo di assumere quest’ambizione, inchiodando ognuno – la politica come i cittadini e i giovani – alle proprie responsabilità e conseguenze delle proprie decisioni.
Nei prossimi anni e mesi non basterà risolvere solo i conti di uno Stato per rispondere in modo più adeguato alla crisi che stiamo attraversando. Ciò che vorremmo è che questo Governo non sia solo tecnico, ma anche espressione delle diverse parti sociali, ridandoci la speranza, di avere da parte Sua, risposte più efficaci e concrete rispetto a ciò che è stato fatto in questi ultimi 20 anni.
Abbiamo bisogno di risposte concrete che rispondano alle esigenze dei giovani, per dare loro l’opportunità di investire nel proprio progetto Italiano.
Per tutto questo, ci permettiamo di elencarLe, pochi e semplici punti per “attrezzarsi” di fronte alle nuove questioni, dentro un’idea di solidarietà tra generazioni e le diverse parti del Paese:
1. Lavoro e precariato: “sfruttando” ad esempio tutti quei settori che rappresentano per l’Italia un occasione di rilancio e che anche in tempi di crisi hanno garantito competitività, posti di lavoro e miglioramento della qualità di vita dei cittadini, come la grande questione energetica, le rinnovabili, l’efficienza e il risparmio energetico, la riconversione ecologica dell’economia. Basti pensare solo agli oltre 120 mila nuovi posti di lavoro nel solo settore delle rinnovabili. Aggiungendo l’attenzione verso una occupazione concreta che apporterebbe un evidente risparmio per la spesa sanitaria, oltre a conquiste umane e sociali comprovate in altri Paesi del mondo.
2. Città e qualità della vita: prevenire e investire in manutenzione ordinaria e di tutela dei territori per garantire una migliore qualità di vita e sicurezza. Abbiamo bisogno di opere e infrastrutture necessarie per lo sviluppo: niente opere faraoniche irrealizzabili e ambientalmente non sostenibili che tengono bloccati fondi inutilmente, ma piuttosto, ammodernamento delle infrastrutture, con piccoli interventi diffusi sul territorio che darebbero lavoro a piccole-medie imprese e rilancerebbero un’occupazione di qualità migliore (ferrovie e treni per il trasporto pendolare, metropolitane leggere, ammodernamento ed efficientamento di edifici pubblici, scuole, efficienza energetica, ecc…), tenendo conto delle accessibilità “PER TUTTI” anziani bambini e persone disabili.
3. Rilancio del servizio civile nazionale come riconoscimento “legale” di difesa della patria non armata e non violenta, di spirito di servizio volontario ed esperienza di formazione e di apprendimento non-formale.
4. Scuola e università pubblica, luoghi di formazione della cittadinanza, in cui introdurre educazione civica ed ambientale. In particolare rendere dignitosa la presenza nelle strutture di formazione, di qualsiasi ordine e grado, tornare a una inclusione concreta dei giovani disabili con servizi garantiti.
Ovviamente questi punti non sono esaustivi di tutto ciò che si potrebbe e dovrebbe fare.
Ma come accade nell’economia familiare dove spesso bisogna tener conto di alcune priorità, così come per la “famiglia Italia”, riteniamo, che i punti sopracitati siano assolutamente indispensabili per crescere con i valori giusti, non solo con la bramosia e l’ingordigia del denaro come premio per l’egoismo.
“La conquista non è mai il risultato dell’impegno individuale. È sempre uno sforzo e un trionfo collettivo”.
Nelson Mandela
Certi di un Suo interesse, Le porgiamo ancora i nostri migliori auguri, sottolineando la nostra disponibilità ad un confronto.
I giovani di:
Legambiente Onlus, HANDIAMO! Onlus, Yap Italia, Rete degli Studenti Medi, Associazione Culturale Tavola Rotonda, Federazione Giovani Socialisti, ArciRagazzi, Rappresentanza Nazionale Volontari Servizio Civile
Per adesione:
Legambiente Onlus
k.eroe@legambiente.it 06.86268402 – 389.5826326

 

Pubblicato il 18 novembre 2011  su : 

http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/i-giovani-scrivono-al-presidente-del-consiglio-monti

“La giustizia è un’aspirazione, una conquista quotidiana.  
Bisogna lottare di continuo per realizzarla, 
specialmente in questo momento in cui troppi sembrano volerne fare a meno”

Libertà e Giustizia – Circolo di Roma
 
Conversazione sulla “Giustizia” con il magistrato Giancarlo De Cataldo
in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro  “IN  GIUSTIZIA”

venerdì 18 Novembre – Sala dei Valdesi

Petizione A…come Amianto

[ 2213 persone hanno firmato la petizione ]

SI PUO’  FIRMARE   sul sito :

http://www.uldericopesce.it/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=10

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri 

Gentile Presidente Berlusconi, alla luce di quanto ho scoperto durante lo studio per scrivere il testo teatrale A come Amianto, unito ai cittadini che hanno sottoscritto l’appello che segue si chiede:

- La bonifica immediata dei siti “a rischio dispersione amianto” come previsto dalla Legge 257 del 1992. Ricordiamo che sul territorio nazionale sono presenti 32 milioni di tonnellate di amianto che vanno rimosse da scuole (come l’asilo di Villa Gordiani a Roma ecc.), o da fabbriche dismesse (come la Fibronit di Bari, la Breda e la Falk di Sesto San Giovanni ecc.), o da palazzi (come quelli in via Feltrinelli a Milano), o da teatri (quali la Scala di Milano);

- La messa in sicurezza di cave di amianto (come quella di Balangero in provincia di Torino) e di aree dove l’amianto–tremolite si disperde nell’aria in maniera naturale come accade a Seluci di Lauria,  Castelluccio Superiore e a Viggianello in provincia di Potenza.

- La scelta di sistemi di smaltimento sicuri e risolutivi dell’amianto tra le tipologie attualmente disponibili, cioè la discarica e l’inertizzazione, attraverso appositi forni, con la garanzia dell’assenza di inquinamento causato da percolazioni in falda, scorrimento superficiale ed emissione in atmosfera. È inoltre necessario commisurare la grandezza degli impianti alle quantità di materiale presente nell’area per evitare la realizzazione di megadiscariche, come quelle in provincia di Cremona e Brescia, spesso imposte in modo autoritario, in favore d’impianti locali di più modesta portata e più sicuri.

- Garantire la massima trasparenza nell’iter di localizzazione e realizzazione degli impianti di smaltimento, la sola che consente reale partecipazione del pubblico; senza, è impossibile la realizzazione di forni e discariche.

- Che venga emesso il decreto attuativo in grado di sbloccare i 50 milioni di euro approvati e stanziati dal Governo Prodi che serviranno come Fondo per le vittime dell’amianto.

- Che la Fondazione Teatro alla Scala di Milano faccia richiesta all’ INAIL affinchè riconosca i propri lavoratori come “esposti all’amianto” visto che hanno adoperato attrezzature in cui era presente l’amianto ed hanno lavorato per anni in luoghi caratterizzati dalla presenza della fibra killer. Tra i tecnici del suddetto Teatro deceduti a causa dell’amianto vogliamo ricordare il “siparista” Claudio Mantovani;

- Visto che il 24 luglio 2008 è stato abbattuto il Velodromo dell’Eur di Roma, contenente grandi quantitativi di amianto, senza rispettare le dovute misure di sicurezza, chiediamo che il Tribunale di Roma, che ha aperto un procedimento penale, indaghi i “colpevoli” per “disastro colposo”. Si chiede inoltre che l’area di 66mila mq dove insisteva il Velodromo, e le aree limitrofe, vengano bonificate sia in superficie che in falda. 

 

PER FIRMARE   vai sul sito :

http://www.uldericopesce.it/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=10

donne, governo monti e berlusconi 304

Non ragazze ma signore. In età non da show girl ma adatta alle competenze di ministro. Tailleur un pò squadrati possibilmente con pantaloni comodi. Bei tacchi solidi e non a spillo.

Pure nonne e, alle spalle decenni di studio, lavoro, impegno, carriera successo professionale. A parte guidare  tre ministeri essenziali, dovranno con la loro presenza e il loro lavoro rassicurare le altre donne, ormai prostrate dall’idea che se sei femmina la vita finisce a trent’anni, che studiare non serve, che se hai una figlia carina devi consigliarle la professione di escort, che se non passi dalla tivù non sei nessuno, che solo il chirurgo plastico ti rende uguale a tutte e quindi appetibile, che fare il ministro dipende dalle belle gambe, dal letto di qualche potente…

(…) Ci si stava abituando, purtroppo… che  governare per una donna voleva dire esibirsi in televisione… e soprattutto ubbidire al capo, in eterna adorazione e in quella totale sudditanza che viene considerata ovvia virtù femminile. D’altra parte solo la benevolenza del capo, nata dal disprezzo per le donne, le aveva  fatte assurgere alle poltrone di governo dal nulla… Del resto le signore e signorine ministro non si potevano definire più incompetenti  della maggior parte dei maschi, oltretutto quasi sempre bruttissimi, scivolati sulle loro poltrone per meriti modesti e talvolta inconfessabili. Non si riesce a immaginare che le nuove tre ministre di massima autorità, non sappiano, se necessario, tenere testa al presidente del  Consiglio Monti, non tanto disubbidendo quanto convincendolo delle loro ragioni.

Certo sarà un duro esercizio per noi, ridotti anche senza volerlo ad audience, rinunciare alle grazie televisive, qualsiasi castronata dicessero, delle nostre precedenti ministre e sottosegretarie …

 

 L’intero articolo su:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=172C6F

Torna “L’affaire Dreyfus”, il celebre pamphlet del romanziere francese, atto di nascita dell’impegno intellettuale. Il simbolo di chi sposa una causa giusta rinunciando alla serenità e alla tranquillità. Per la prima volta la stampa ha un peso dirompente sull’opinione pubblica europea.  

Zola, perché il suo "j'accuse" è ancora un modello  NEI momenti insopportabili del quotidiano, quando le notizie ti raggiungono come prova oggettiva dell’impossibilità di poter vivere in un paese giusto, quando ti accorgi che la soluzione adottata dai più è abbandonarsi al livore o alla rassegnazione, ci sono pensieri che riescono a concedere una possibilità di soluzione. Qualcosa in più di un semplice conforto. Così almeno è per me. Queste pagine di Émile Zola, che dopo molti anni tornano a essere pubblicate in Italia, sono una sorta di preghiera, versi che reciti in silenzio, a mente, che la memoria ti restituisce proprio quando servono a confortarti e non perdono bellezza mai, anche a ripeterli infinite volte.

IL VIDEO DI SAVIANO 1

 “Ed è volontariamente che mi espongo. Quanto alle persone che accuso, non le conosco, non le ho mai viste, e non nutro contro di esse nè rancore nè odio. Per me sono soltanto entità e spiriti di malvagità sociale. E l’atto che compio oggi non è che un mezzo rivoluzionario per sollecitare l’esplosione della verità e della giustizia. Non ho che una passione, quella della chiarezza, in nome dell’ umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto ad essere felice“  (…) 

Dopo queste sue parole, si è potuto non condividere, ma non ignorare.Dopo la condanna  di Dreyfus, la sua famiglia con  l’aiuto di alcuni-pochi-intellettuali francesi, si mobilita per cercare di riaprire il processo, ma la svolta arriva … solo con la pubblicazione del J’ accuse  di Zola: un attacco frontale contro esercito e politica. Un testo breve  e conciso che  ripercorre la vicenda Dreyfus, individua responsabilità ed omissioni, con nomi e cognomi. 

… Zola viene condannato per vilipendio delle forze armate… e … decide per l’esilio a Londra, ma la breccia è aperta … e la  Corte di Cassazione accoglie la richiesta di revisione del processo a carico di  Dreyfus perchè risulta evidente che l’affaire non è stato un errore giudiziario, ma una macchinazione ordita per trovare un  capro espiatorio. (…)  … solo nel 1995- 60 anni dopo !– l’esercito francese ammetterà definitivamente la sua innocenza. (…)

….  quelle parole …, necessarie per Dreyfus e la Francia, lo diventano universalmente per chiunque sconti l’aggressione del potere. Perchè anche le nostre notti non siano “ossessionate dallo spettro dell’innocente che espia laggiù, tra le più atroci torture, un crimine che non ha commesso”.

 

L’intero articolo su:

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/11/18/news/lezione_zola-25199015/?ref=HREC2-3

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