IL CASO

 

La campagna dei nastrini arancioni "Un segno per dire basta al governo" Vessilli arancioni per la vittoria di Giuliano Pisapia alle Comunali di Milano

ROMA - Il colore è quello delle vittorie di Milano e Napoli. La rivoluzione ucraina è lontana, non lo sono i trionfi arancioni di Giuliano Pisapia e Luigi de Magistris. Su quell’onda, con quell’intento – di politica che si apre alla società, di partiti che si mescolano con associazioni e movimenti – nasce un appello insolito: mettere sul bavero della giacca, attaccato al cappotto, annodato alla borsa, o semplicemente come braccialetto, un nastrino arancione. Per dire: “Io desidero che il governo si dimetta”, o anche solo: “Non condivido la politica del governo Berlusconi”. Un piccolo segno, che hanno già scelto in molti.

L’elenco mandato dai promotori – rigorosamente in ordine alfabetico – comincia con Wahid Abdu, gelataio, e si chiude con Silvia Zingone, laureata disoccupata. In mezzo ci sono gli scrittori Barbara Alberti, Massimo Carlotto, Dacia Maraini, Antonio Pennacchi, il premio Nobel Dario Fo insieme a Franca Rame, la grecista Eva Cantarella, l’attrice Giuliana de Sio e la sorella Teresa, Massimo Ghini, Silvio Muccino e Neri Marcorè, per restare al cinema, Paolo Rossi per il teatro, l’astronauta Umberto Guidoni, il filosofo Giulio Giorello, don Gino Rigoldi, e i cantanti Fiorella Mannoia, Daniele Silvestri, Antonello Venditti, Roberto Vecchioni. C’è anche la moglie di Vecchioni, Daria Colombo, scrittrice e già animatrice dei girotondi del 2002. È tra coloro che hanno steso l’appello: “Noi, come semplici cittadini italiani consapevoli e responsabili, siamo

convinti, a prescindere dai nostri orientamenti politici, che l’attuale governo non corrisponda più alla maggioranza degli elettori del nostro Paese. Per questo riteniamo che esso debba rimettere quanto prima il suo mandato nelle mani del Presidente della Repubblica”.

IL TESTO DELL’APPELLO E I FIRMATARI 1

Per chiederlo, si vuole colorare l’Italia di arancione. “Si è già mosso molto, le contestazioni studentesche, il milione di donne in piazza, le elezioni amministrative, i referendum, gli amici al Teatro Valle, hanno fatto riemergere il fiume carsico del sentimento civile. E tutto è cominciato con i girotondi del 2002″, dice Daria Colombo. Che rivendica quell’esperienza come tutt’altro che fallimentare: “È stato il primo movimento, e ha fatto quello che doveva fare: muovere, scuotere, far aprire gli occhi non solo sul berlusconismo al potere, ma su quella che era diventata una mentalità. I girotondi hanno creato quel percorso irreversibile che ha portato alle vittorie di Milano e di Napoli. Pisapia ha fatto una campagna elettorale basata sull’ascolto di tutti, e lo ha trasformato in proposta politica. Questo è risultato vincente”. Don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria e fondatore della Comunità nuova, un’associazione che aiuta i ragazzi in difficoltà a reinserirsi nella società, spiega di aver aderito appena letto l’appello: “Serve un altro governo, servono competenza, serietà, visione dei bisogni. A parte i comportamenti singoli del nostro premier, tutt’altro che affascinanti, ho l’impressione che ci sia una grande distanza dalle necessità della vita reale. Anche un nastrino arancione può segnalare una voglia di cambiamento, la volontà di chiudere una partita che ci pare decisamente perdente”.

(11 ottobre 2011)

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