(…) Gli “indignati” non sono né di sinistra né di “destra”, almeno nel significato tradizionale di queste parola. Ma certo non sono conservatori. Hanno obiettivi concreti anche se talmente generali da diventare generici: vogliono che i beni comuni siano di tutti; non dei privati, ma neppure della Stato o di altre pubbliche autorità poiché non hanno alcuna fiducia nella proprietà privata e neppure in quella pubblica amministrata da caste politiche e burocratiche.
I beni pubblici debbono esser messi a disposizione dei loro naturali fruitori, cioè delle persone che vivono e abitano in quei luoghi e che decideranno sul posto le regole del valore d’uso nelle “agorà”, nelle piazze di quel luogo. L’acqua è un bene d’uso comune, l’aria , le foreste, le reti di comunicazione, le case , le fabbriche, i trasporti, gli ospedali. Le banche? Non servono le banche, tutt’al più servono a render facili i pagamenti che avvengono sulla base del valore d’uso e non del valore di scambio.
C’è una dose massiccia di utopia in questo modo di pensare; c’è un’ evidente reminiscenza di comunismo utopico; c’è anche una tonalità “francescana”. E c’è… un rischio estremamente grave: un contagio di populismo. (…) Ma non esistono Città del Sole, almeno in questa terra. (…)
Certo le foreste non vanno abbattute. Certo l’aria non va inquinata. Certo le banche non debbono truffare i clienti e ingrassare sulla truffa. Certo i cittadini debbono partecipare alla gestione della cosa pubblica e non limitarsi a votare con pessime leggi elettorali… E così via. Bisogna dunque fare buone leggi e farle amministrare da buona e brava gente e bisogna infine che vi siano efficaci e imparziali controlli su quelle gestioni.
Gli “ indignati” sono indignati perché tutto ciò manca e il futuro gli è stato rubato. Sono d’accordo con loro anche perché a me e a quelli della mia generazione è stato rubato il presente e la memoria del passato e vi assicuro che non si tratta di un furto da poco. Ma so che non è con l’utopia che si risolve il problema.
L’utopia è una fuga in avanti alla quale subentra ben presto l’indifferenza.
Il vostro entusiasmo è sacrosanto come la vostra pacifica ribellione, ma dovete utilizzarlo per la progettazione concreta del futuro, altrimenti da indignati finirete in rottamatori e quando tutto sarà rottamato- il malfatto insieme al benfatto- sarete diventati “vecchi e tardi” come i compagni di Ulisse quando varcarono le Colonne d’ Ercole e subito dopo naufragarono. (…)
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