di Cinzia Di Fenza
C’era una volta a Roma un luogo dove era possibile per tutti la libertà di espressione. Questo luogo era il Pasquino. Sulla più famosa “statua parlante” di Roma, da alcuni secoli ciascuno poteva scrivere liberamente i suoi pensieri in particolare verso i governanti, il pontefice, sul potere politico in generale. Era interessante, divertente, faceva riflettere, consentiva la libera circolazione di idee, spesso argute nella loro semplicità, insomma una satira permanente ad opera di cittadini comuni. Un bello e sano esempio di democrazia che viveva nel tempo.
Pochi giorni fa scopro che tutto questo non c’è più. Passavo lì davanti nell’omonima piazza e vedo quel torso di statua completamente ripulito da tutto. Candido. Nessuna traccia. Li’ accanto solo un pannello nuovo in plastica dove – immagino nelle intenzioni di chi ha messo in atto questo gesto – eventualmente poter affiggere i propri scritti. Ma qualcuno che ci aveva provato è stato poi rapidamente fermato, come si poteva vedere dai resti di un paio di fogli palesemente strappati. Sono rimasta lì, senza parole, come il Pasquino che avevo davanti. Non stupita, perché l’imbracatura in cui si trovava da mesi mi aveva già fatto intuire che qualcosa sarebbe cambiato col pretesto del cosiddetto decoro urbano, concetto così caro a questa Amministrazione comunale. Ma amareggiata e profondamente arrabbiata. Possibile che oggi, nel 2011, questi governanti piccoli e meschini temano ancora una modalità di manifestazione del pensiero così libera? Che neanche in tempi più lontani, quando i responsabili rischiavano certo pene severe, mai si era riusciti ad ammutolire il Pasquino? E a chi è stato affidato il “compito” di controllare ed eliminare quanto eventualmente viene affisso, magari la sera tardi o la mattina presto, lontano da sguardi indiscreti che potrebbero chiedere “Perché?”, come testimoniano residenti e affezionati? A Roma, come in tutto il Paese ormai, assistiamo nell’indifferenza quotidiana all’ennesimo esempio di una vera censura mascherata da altro. Il potere è intoccabile e non giudicabile, il cittadino deve tacere e non deve sapere. E poi, insomma, non vorremmo mica essere considerati dei vandali?!